domenica 11 dicembre 2011

Good ol' 2011

La concomitanza fra la lettura di Retromania e l'ascolto de Il sorprendente album d'esordio dei cani ha sortito un effetto devastante: ho scoperto di essere vecchio. Fino a ieri lo proferivo a mo' di esorcismo ma ora mi devo rassegnare, è la pura realtà. Non c'è quindi da stupirsi se la mia playlist 2011 è composta quasi interamente da vecchi che fanno musica per vecchi, più qualche baldo giovane messo lì per dare un tocco di colore. Comunque, prima di tornare definitivamente ad ascoltare le mie polverose cassette di fine anni '80, ecco qua la roba uscita nel 2011 che mi ha suonato meglio (in ordine alfabetico). Va da sè che se dovesse giungermi all'orecchio qualcos'altro seguirà un eventuale inutile aggiornamento.

Cornershop - Cornershop and the double 'o' groove of
Diaframma - Live 09-04-2011
Dum Dum Girls - He gets me high / Only in dreams
Gang Of Four - Content
I Cani - Il sorprendente album d'esordio dei cani
J Mascis - Several shades of why
James Blake - James Blake / Enough thunder
Laura Marling - A creature i don't know
Lou Reed / Metallica - Lulu
PJ Harvey - Let England shake
Primus - Green naugahyde
Radiohead - The king of limbs
Scumbag Philosopher - It means nothing so it means nothing
Stephen Malkmus & the Jicks - Mirror traffic
The Fall - Ersatz GB
Wire - Red barked tree
Yo Yo Mundi - Munfrà
Zamboni/Baraldi - Solo una terapia

giovedì 24 novembre 2011

Come passa il tempo

November 23, 2011 14:30

Silvio Berlusconi finally releases new album 'True Love'

The recently departed Italian PM's new LP is out now

Silvio Berlusconi finally releases new album 'True Love'

Photo: PA

Former Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has finally released his new album 'True Love'.

The Guardian reports that the controversial politician, who quit his post last week because of his country's financial troubles and his own trial which sees him accused of paying for sex with an alleged underage prostitute, released the LP yesterday (November 22).

The album, which is his fourth with guitarist and former parking attendant Mariano Apicella, was originally due for release in September but was delayed as he tried to tackle Italy's own debt and his personal troubles in office.

Berlusconi, who used to sing on cruise ships, has sung for a host of his fellow world leaders, including Tony Blair, Vladimir Putin and George W Bush at his villa in Sardinia – where his notorious 'bunga-bunga' parties took place.

One of the other musicians on the album, Angelo Valsiglio, said in an interview with Italian music magazine Viva Verdi that the record is a "really elegant and refined production with Brazilian hints".

In September, Berlusconi received political criticism from an unlikely source when Madonna branded him as "unsuitable to govern Italy". The singer, who is of Italian-American descent, made the remark during a visit to the Venice Film Festival for the unveiling of her new movie WE.

(www.nme.com)

martedì 22 novembre 2011

Eternit non può durare a suonare punk mentale

Mi piace pensare che ogni concerto dei Jean Fabry sia l'ultimo, in modo tale da rendere ogni esibizione questione di vita o di morte (per il gruppo, non per gli esseri viventi che lo compongono). Per esempio, l'altra sera all'Eternit di San Matteo Della Decima è andato in scena uno psicodramma degno dell'occasione (cioè, appunto, l'ultimo concerto dei Jean Fabry). In questo bel Circolo ARCI perso nella nebbia emiliana, i soliti pochi ma buoni hanno avuto modo di assistere (forse in modo inconsapevole, mi vien da dire) a perlomeno tre grandi momenti di punk mentale:
1) la nostra versione dell'inno nazionale di Carpi Emilia Paranoica, con tanto di Marlo al megafono lancinante (megafono di proprietà del sindaco Molinari, per dovere di cronaca);
2) la quasi-dipartita del suddetto Marlo durante I pappi dei pioppi a causa dell'ingestione di un pappo volante;
3) la versione-fiume del classico del sindaco Canzonidamore, con il solito coinvolgimento del pubblico tra lo squallido e il sublime
Com'è che si diceva alla fine dei temi ai tempi della scuola elementare? "Mi sono divertito molto e spero che mi ci portino ancora!" Ultimo concerto o no.

sabato 12 novembre 2011

Cheers

Berlusconi resigns as Italian PM (21:53 CET)

Italy's Prime Minister Silvio Berlusconi resigns, days after losing his majority in the midst of an acute debt crisis threatening the eurozone.

BBC © 2011

martedì 8 novembre 2011

Switch-off (repetita iuvant)

I termini switch-over e switch-off (mutuati dalla lingua inglese) sono abbreviazioni rispettivamente di:
  • digital switch-over (in sigla DSO), la fase intermedia della transizione alla televisione digitale in cui coesistono sia la televisione analogica che la televisione digitale;
  • analog switch-off (in sigla ASO), la fase terminale della transizione alla televisione digitale in cui avviene lo spegnimento della televisione analogica.
(Wikipedia Italia)

mercoledì 26 ottobre 2011

Un verre de glace pour tous, s'il vous plait









Sarà amnesia o memoria selettiva? Io ci scherzo sempre su, ma la realtà è che ho dei problemi a ricordare le cose. Ergo, prima che sia troppo tardi (e forse lo è già) proverò a buttare giù due castronerie sulla gita sociale dei Jean Fabry a Parigi. Più che altro per avere una ulteriore prova del fatto che questa cosa sia accaduta veramente, giacchè mi pare davvero un azzardo anche solo ripensarci. Intanto vanno ringraziati gli amici che ci hanno aiutato in questa avventura, da Gianni e Laurence di Altr'e20 ad Arcomanno, Caroline, Gennaro, Antoine più tutti gli altri che non nomino per brevità. Poi credo si possa procedere con alcuni ricordini a caso. Per esempio il viaggio allucinante e bizzarro intrapreso da una parte di noi: all'andata in pullman (a causa di uno sciopero dei treni indetto all'ultimo minuto) con un autista che si fermava ad ogni autogrill ed aveva una concezione tutta sua della geografia, al ritorno in un vagone letto condiviso con due monache dirette in Vaticano. Poi il peregrinare per Belleville e il Marais con gli strumenti al seguito sous la pluie de Paris: poetico, ma fino ad un certo punto. E il pubblico del Bistrot Letteraire Les Cascades? No, dico, vogliamo parlarne? Per carità: bellissima gente, ma gente alla Jean Fabry. C'era un inglese ubriaco frascico che ogni tanto inveiva contro l'universo intero; c'era un tipo che ha intrattenuto una complessa conversazione con Pappi e Marlo su certe sigarette come le Johnny, boh; c'era una tipa che per tutta l'esibizione ha richiesto la canzone La polenta (prometto che mi documenterò). Poi c'è stato il concerto all'Espace Blanc Manteaux: classico concerto Jean Fabry con pubblico composto dai classici pochi-ma-buoni, con fans giapponesi (!) attenti ad ogni singola nota e le ragazze dello staff che comprano Rotoballe e se ne escono con un "Ah, c'è anche Punk mentale!" da goccioloni. Mi meraviglio che noialtri si sia riusciti a tenere i nervi saldi durante l'esecuzione di Quand il est mort le poete, Gli scariolanti e Il cielo in una stanza. Et les enfants? Sentirli cantare Dove si nasconde il camaleonte e Sous le pont de baraca è stato fantastico. Poi, se non ricordo male, si è persino favoleggiato con Luigia di un rockumentary sul vero Jean Fabry. Insomma, siamo tornati bambini anche noi e per tre giorni è stato Natale, accidenti. C'è stato spazio anche per la convivialità a tavola, da Chez Marianne (dove il mio vegetarianesimo ha trovato il bengodi) a Le Tais, il quale merita un discorso a parte. A parte l'ottimo couscous, resterà per sempre nella nostra memoria il padrone del locale, che ci ha chiesto a più riprese di suonare da lui e ha persino messo su i nostri mp3 (dopo L'italiano e Ti amo). Poi, durante un dibattito sulla differenza fra bonheur e plaisir, Marlo (con l'intento di far portare i bicchieri ai commensali) ha chiesto "Un verre de glace pour tous, s'il vous plait!" mescolando arditamente "glass" e "glace". Mentre la cameriera portava ad ognuno di noi il suo inutile bicchiere pieno di ghiaccio e Pappi complicava ulteriormente la questione tirando in ballo maiali ghiacciati (i verri di ghiaccio, insomma), lo spirito di Jacques Clouseau scendeva finalmente su di noi e benediva i nostri capelli grigi e le nostre canzoncine incoscienti, figlie di quel lontano pomeriggio di settembre in cui il signor Giovanni Fabbri di Lugo ci mostrò una volta per tutte la retta via.

mercoledì 12 ottobre 2011

Le reportage

E' mezzogiorno di lunedì 10 ottobre 2011. Mi trovo in un supermercato di Ravenna, dove ho appena acquistato due pezzi di spianata per il solito pranzo al volo (sono in turno fino alle due). Improvvisamente entra un tipo e butta là un "Bonjour!" alle commesse. Con la coda dell'occhio vedo che la persona in fila dopo di me ha comprato una baguette. Ho come un senso di straniamento e capisco subito perchè: non più di quindici ore fa ero in terra francese, reduce da tre esibizioni Jean Fabry / Capra & Cavoli. Come è stato possibile tutto ciò? Ancora una volta tutto è nato da AmbarabàCDcocò, che ha avuto il previlegio di essere invitato alla Festa del libro italiano a Parigi. Così io, Pappi e Marlo (assieme a Gianni e Laurence di Altr'e20), in quest'anno di mattane ci siamo lanciati nella mattana più grossa della nostra cosiddetta vita artistica. Con una enorme faccia tosta abbiamo portato il punk mentale oltralpe e abbiamo realizzato l'impensabile: il ritorno a casa di Jean Fabry (quello vero). A questo punto dovrebbe partire il reportage, ma Arcomanno mi ha bruciato sul tempo: cliccate qui.

venerdì 7 ottobre 2011

Le tour du pigeon


Je suis allé partout dans le monde
moi, j'ai fait le tour du pigeon
à la fin, je suis retourné
c'est comme si je n'étais jamais parti

Tourner, tourner, tourner en rond
ne cessez pas même pour une seconde
sous le sol on touche le fond
allez, sort, vagabond!

...

Tourner, tourner, tourner en rond
ne cessez pas même pour une seconde
sous le sol on touche le fond
allez, sort, vagabond!

Tourner la nuit et le jour
tourner l'hiver et l'été
quand vous ne trouvez plus la route
n'oubliez pas de tourner

Tourner, tourner, tourner en rond
ne cessez pas même pour une seconde
sous le sol on touche le fond
allez, sort, vagabond!

Tourner, tourner, tourner en rond
ne cessez pas même pour une seconde
sous le sol on touche le fond
allez, sort, vagabond!

venerdì 30 settembre 2011

Sembra ieri ma è solo martedì

Bella serata "in famiglia" al Mataluna (località Rossetta, Bagnacavallo, Ravenna) per celebrare la conseguita maggiore età di due Laura (tra cui una Pappi, figlia di cotanto padre). L'occasione ci ha consentito di eseguire la solita scaletta di classici (se mi si può passare il termine) con l'ausilio del sindaco Molinari, in grande spolvero e fornito di naso rosso di gommapiuma. Abbiamo anche avuto la fortuna di presenziare alla nascita della nuova gag di Marlo sulla birra delle scimmie ("la Guinness dei primati") e ci siamo cimentati nell'esecuzione di una orrenda cover di Forever young (Alphaville). Sul palco con noi anche Lelo (flauto traverso) e Christian Vistoli (cembalo) per Parallelo e Cento, cento. Ah, dimenticavo Marco Pappi al flauto dolce su Dove si nasconde il camaleonte. A proposito, pare che la bestia si sia nascosta a Parigi: mi sa che ci toccherà andarlo a recuperare e ne approfitteremo per riportare finalmente Jean Fabry a casa sua.

venerdì 23 settembre 2011

L'equinozio non guarda in faccia a nessuno

L'estate 2011 è andata. L'autunno ci accoglie con una sorpresa: il superamento della velocità della luce da parte di un branco di neutrini indisciplinati. Nella tomba di Einstein (ammesso che sia defunto e non in giro con Elvis) c'è qualche segnale di nervosismo. Staremo a vedere. Intanto comincio a tirar giù una bella lista di priorità per un eventuale viaggio nel tempo, non si mai. Per esmpio, un concerto degli Husker Du circa 1985 non sarebbe male. A proposito di gruppi non più fra noi, pare proprio che i R.E.M. abbiano staccato la spina. L'emozione potrebbe farmi dire più boiate del normale, ma basta pensarci un attimo e in effetti la cosa ci sta tutta. Quello che dovevano fare l'han fatto e, a voler essere maligni, forse pure troppo: se si fossero sciolti negli anni novanta non ci sarebbe stato niente di male. Però mi sarei perso qualche altro bel pezzo e dei bei concerti, in particolare l'ultimo a Bologna. Non riuscirò a sentirli eseguire Driver 8, in sei volte che li ho visti nisba. La memoria torna a quel 1991 in cui da culto più o meno sotterraneo diventarono patrimonio dell'umanità, con la canzone del mandolino sparata a tutto volume dalle autoradio più improbabili. Sempre in quell'anno, fecero il botto pure i Nirvana e il panorama musicale mutò: sembrava quasi di aver vinto la guerra. Poi è andata come è andata e si giunge alla calma piatta di oggi, dove la Retromania ha il sopravvento. Neutrini permettendo.

sabato 17 settembre 2011

Nel bel mezzo del zavaglio generale

Jean Fabry alla Fira? Dài, alla fine non è andata neanche male. Nonostante la crisi, ovviamente. Come spesso accade durante le nostre esibizioni, abbiamo fatto le prove per la volta successiva (più o meno ignota). La batteria elettronica va ancora messa a punto (non in tutti i pezzi ci sta, ahimè) ma se non altro abbiamo trovato un modo per gestire le "pause tecniche": un microfono anche a Pappi, che può così intrattenere amabilmente i convenuti parlando del più e del meno (più del meno e meno del più, credo, boh). Punti "forti" della serata: l'atteso (da me) intervento di Radio NK su Indrì d'zent énn, le versioni alternative (diciamo così) di Rotoballe e Punk mentale, la virata tecno presa da I pappi dei pioppi grazie al "batterista in scatola", la cover de Gli scariolanti e infine Zavaglio generale, eseguita dopo tanto tanto tanto tempo. Durante quest'ultimo pezzo ho potuto anche giocare con il synth, dopo aver prestato a Pappi la chitarra. Intanto Marlo andava di trombetta come non mai. A proposito di zavaglio, fra un brano e l'altro giungeva dalla piazza l'assordante musica di sottofondo alla tombola (Queen in primis), tanto per ricordare a tutti chi è che comanda.

giovedì 15 settembre 2011

La rentrée del 1911



« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. »
(Antoine-Laurent de Lavoisier)

Bisogna saper aspettare e le rotoballe arrivano. Tra l'altro questa lunga-estate-calda ha generato un senso di straniamento. In che mese siamo? Beh, insomma, considerato che tra poco si torna a scuola e che la città di Russi (RA) si sta popolando di giostre, direi che siamo in settembre. La chiamano Fira Di Sett Dulur, si svolge da SEMPRE e tutta la comunità è coinvolta (e sconvolta): è prevista persino una esibizione dei Jean Fabry, che dopo un paio di date Capra & Cavoli sono tornati in pista. Nonostante la crisi. Il governo italiano ha approvato l'ennesima manovra finanziaria (sulla quale ogni commento potrebbe risultare sgradevole) e noialtri cercheremo di dare il nostro modesto contributo. Come? E soprattutto, perchè? Questo non lo so, spero che Pappi e Marlo abbiano qualche idea. Tra l'altro si va consolidando la formazione in trio ultra-minimale e l'impatto è piuttosto punk, nel senso punk, proprio. Speriamo che la batteria elettronica non dia problemi e che il paesone Russi (notoriamente indietro di cent'anni) sia magnanimo.

sabato 13 agosto 2011

It's a small world






Insomma, a Disneyland Paris c'è questa attrazione chiamata It's a small world: trattasi di un viaggio sull'acqua a bordo di barchette in una serie di grotte e gallerie nelle quali si viene travolti da una miriade di pupazzi meccanici in sembianze infantili che rappresentano le varie nazioni ed etnie del globo cantando (ovviamente in playback) una canzoncina simil-Zecchino d'oro sul tema Com'è-piccolo-il-mondo-siamo-tutti-uguali-siamo-tutti-felici. Al di là del fatto che possa essere palesemente condivisibile il "messaggio" di fondo, io (piccolo italiano a Parigi) ci ho visto una (modesta) metafora della Ville lumière e del Vecchio mondo in generale. Disney a dosi massicce può fare questo effetto.
Vabbè, le ferie sono andate. Abbiamo passato nove giorni caotici schizzando con la Metro dal Beaubourg al Jardin des plantes, dalla Halle Saint Pierre alla Cité Des Sciences, ecc. ecc. cercando di riempirci il più possibile gli occhi, la testa e le interiora facendo un po' di scorta per i tempi a venire. Ci è giunta l'eco dei venti di crisi e delle rivolte britanniche ma non ci siamo scomposti, intenti com'eravamo a compiere la nostra missione. Ricordi sparsi: lo show degli oranghi alla Menagérie, lo show della Sofi dentro al Jardin d'hiver di Dubuffet, quei matti di Sekulic e Schroder-Sonnenstern, il video interattivo all'esposizione Des transport et des hommes, la sdentata (sempre della Sofi) sul Pont Neuf, la lotta contre les souris de Paris, la chiacchierata apocalittico-finanziaria con Arco e Francesca, l'abbuffata di BD e chi più ne ha più ne metta. Più di ogni altra cosa, faticherò a cancellare dalla memoria la folla per la splendida mostra dedicata a George Brassens; tutti al cospetto del fantasma, più vivo lui di tutti noi.

martedì 2 agosto 2011

(à suivre)

Si torna a Parigi, nonostante la crisi. Al nostro ritorno l'Italia sarà un paese diverso, lo so. Peccato che saremo cambiati pure noi e non riusciremo ad apprezzare la differenza. Au revoir.

lunedì 1 agosto 2011

I campi da tennis del Tennessee (e le meccaniche celesti)

Tema: Battiato a Cervia. Svolgimento: mi sono divertito molto e spero che mi ci portino ancora. Bello vedere quest'uomo scherzare e snocciolare il suo sconfinato repertorio con aneddoti tipo quello della presentatrice televisiva che loda appassionatamente il verso de La cura "vagavo nei campi da tennis" quando invece si trattava dei campi del Tennessee. Quello che colpisce è l'età del pubblico; dagli infanti ai capelli grigi, e tutti a cantare che manco fossimo al Festivalbar che fu. Comunque ci sta: Battiato ha raggiunto la popolarità di massa a colpi di canzoni orecchiabili nonostante i testi in bilico tra nonsense e misticismo, con vette sublimi nel periodo "classico" Patriots/Cinghiale bianco/Voce del padrone ma con notevoli risultati anche negli anni a venire, pre e post Sgalambro. E pensare che qualche lustro fa era quasi divenuto una caricatura di se stesso, santone con tappeto senza (apparentemente) uno straccio di leggerezza. Ma chi l'ha mai capito, Battiato? E, come al solito: ma cosa c'è da capire? Le canzoni stanno lì, patrimonio dell'Italia canzonettara ma pure degli irriducibili dell'alternativo. E cosa c'è di più bello del trovarsi a cantare tutti in coro come dei coglioni "e il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire"?

sabato 16 luglio 2011

Tramonto

Durante il periodo estivo si va per abitudine alla Festa Dell'Unità (o del PD, o Democratica, o quel che è) e, oltre al grande Bonetti, c'è modo di vedersi anche qualche benemerita orchestra di liscio (se il me stesso ventenne fosse qui mi sputerebbe in faccia). A seconda della località c'è modo di apprezzare i non più giovani ballerini di polka e mazurka che, in una sorta di trance svolazzano impavidi in pista incuranti del mondo e delle sue bizzarre leggi. No ma, dico, fra qualche decina d'anni toccherà alla nostra generazione! E cosa ci attende? Balli latini? Cover band di Vasco? Combat folk all'acqua di rose? Voglio proprio vedere. Ad ogni modo, quello del liscio parrebbe un mondo al tramonto. A proposito: quando l'orchestra attacca Tramonto (S.Casadei) mi parte un brivido che manco quando i Pixies attaccano Where is my mind. Fati rob.

martedì 12 luglio 2011

The last living rose

Spesso il tono delle quattro fregnacce che scrivo in questo spazio vira pericolosamente verso il malinconico-mitizzante-rivendicativo; del resto quando ci si ritrova da soli di fronte allo spazio bianco si tende automaticamente ad esorcizzare i fantasmi passati, presenti e futuri, in un continuo esercizio di autoanalisi ed autoaffermazione che, probabilmente, ad un lettore esterno produce l'effetto di fare due maroni così.
Come posso parlare di PJ Harvey senza dare la stura ai sentimenti? Vent'anni di ascolti non sono passati invano, ed è chiaro che andare a vedere la (ex?) ragazza del Dorset in concerto nella Santa Ferrara Sotto Le Stelle non può che portarmi pericolosamente in zona melò. Vorrei però fare uno sforzo e tenere i piedi ben piantati in questo presente che poi così schifo non fa, anzi, tutt'altro: lo splendido Let England Shake dal vivo non perde un grammo del suo valore, grazie anche ad una formazione essenziale ma perfetta (John Parish, Mick Harvey, Jean-Marc Butty).
Sono orgoglioso di ammettere che ero principalmente lì proprio per quest'ultimo disco e per il precedente White Chalk, anche se non posso negare lo scontato ma inevitabile scossone per Angelene. Attorno a me, molta gente pareva invece cercare il mito e forse pure la riot girl che PJ Harvey non è mai stata: ogni qual volta imbracciava l'elettrica il livello di adrenalina saliva alle stelle. E il rock? Per me ce n'è stato un bel po', nonostante il vestito-da-prima-comunione-con-piume-in-testa-e-autoharp. Bello spettacolo da portare in giro, di una professionalità oramai dimenticata e il cui valore non sta negli orpelli ma nella musica e nelle canzoni, come dovrebbe essere sempre.
Ah, mi sono anche divertito come un demente a menarla con la vecchia gag della somiglianza fra Mick Harvey e il Sindaco Claudio Molinari, tanto per farvi capire che non è che fossi ad una funzione religiosa. Quando ci vuole ci vuole, con buona pace della grande vecchia Polly. Stop.

mercoledì 6 luglio 2011

Prossima fermata: Vatnajokull

Il "Vulcano Più Piccolo D'Italia" è un'emissione di gas perennemente ardente che si trova sul Monte Busca, vicino a Tredozio (FC). Potevamo farcelo scappare? Certo che no. Tra l'altro, tutt'intorno campi di grano a perdita d'occhio e un silenzio notevole. Perchè il rumore va più che bene, ma se ogni tanto non si stacca non si riesce più ad apprezzare la differenza. Difatti, scendendo giù siamo incappati in un motoraduno con la cover band hard rock di prammatica, e la differenza io l'ho apprezzata. Per carità, non me ne vogliano i fans dei motoraduni delle cover band hard rock, mi raccomando. Tutti assieme: Highway to hell...

venerdì 1 luglio 2011

Solo una terapia

Serata da reduci per me e Pappi in quel di Carpi alla locale Festa PD, in occasione del concerto di Massimo Zamboni e Angela Baraldi. Che dire? Bello vedersi e contarsi fra il pubblico (mediamente più giovane del previsto), cantando a squarciagola canzoncine come "l'inno nazionale di Carpi" (parole di Zambo) Emilia paranoica e tutte le altre dell'epopea CCCP/CSI (ovviamente più i primi dei secondi). E' chiaro che la situazione non poteva risolversi solo in una allegra serata senza pensieri: il dibattito c'è stato, eccome. Intanto va detto con tutto l'affetto possibile che Zamboni non è un cantante, mentre la Baraldi sì. Brava Angela, non pesante e palesemente divertita nell'interpretare QUEL repertorio. Dal canto mio, il fantasma di Ferretti si è fatto vivo poco o nulla, anche perchè il paragone è impossibile. Poi, un po' meno drammaticità e un po' più di settantasette ci voleva, di questi tempi. Bel gruppo, con Simone Filippi degli Ust alla batteria, Erik Montanari alla seconda chitarra e quel mostro di Cristiano Roversi al basso. Su tutto rimane il senso di "famiglia", reso ancora più palpabile da moglie e figlia di Zambo al banchetto dei cd. Continuare a portare in giro questa roba è encomiabile, non è necessario gridare al sacrilegio o lanciare accuse di mercantilismo: mai come in questo caso è la storia, e non chi la racconta. E se ci scappa la lacrimuccia ce la asciugheremo.

giovedì 30 giugno 2011

Dov'è la vittoria?

"Dov'è che suonate la prossima volta? Ho visto solo gli ultimi due pezzi."
spettatore del Festival Delle Arti, domenica 26 giugno 2011, Cervia (RA)

Questo accade poco prima di mezzanotte in una ventosa serata di inizio estate, dopo la terza esibizione in tre giorni e la sensazione di avere bisogno di fermarsi qui. Capita spesso, ai concerti dei Jean Fabry: magari poca gente, ma qualcuno che "vede la luce" (chiedo scusa per l'accostamento blasfemo ma era quello che capitava ai concerti dei Velvet e dei Pistols!). Mi piacerebbe fare una bella festa con tutti costoro, potrebbe essere divertente e fruttuoso. Comunque le tre date a Cervia sono state precedute da una (quindi per me son state quattro in fila, quasi un lavoro) a Faenza, nell'ambito della medievale settimana del Palio. Qui formazione minimale in trio io-Pappi-Marlo / Capra & Cavoli, con ospitata del Johnny agli strumenti vari ed eventuali. Conosciuta finalmente Benedetta, che tempo fa creò le magliette Jean Fabry! Ma veniamo al Festival Delle Arti. Da quando la coraggiosa Silvana Costa del Cerbero mi ha coinvolto in questa storia, non è passato giorno in cui non mi venisse in mente di aver fatto il passo più lungo della gamba. Questo sia dal punto di vista fisiologico, sia da quello, diciamo pure così, "artistico". Dato il tema (Fratelli e sorelle d'Italia) mi è venuto spontaneo pensare ad uno spettacolo basato soprattutto su riletture di canzoni italiane più o meno rinomate (che comunque mi piacessero). Però, per uno schiantacorde come me forse è stato un po' azzardato, misurarsi con cotanti classici: in fin dei conti, il punk mentale è altrove, no? E invece non è andata male; a me e a Giulio son successe cose mirabolanti, come la versione de La mondina con ritmica afro, nobilitata dalla voce di Rosanna Emmi. O come la comparsa "a sorpresa" di Pappi e Marlo nella prima serata, per una Gelati finalmente degna di noi. E il sindaco? Cosa dire di Molinari? Spronato ad eseguire assieme a noi nella seconda serata il suo tormentone Canzonidamore ha coinvolto il pubblico in un happening ai limiti della legalità, con inviti a baciarsi raccolti con entusiamo liberatorio. Bello anche l'intervento a bordo palco del delegato SIAE, che ha chiesto a Pappi il borderò mentre stava suonando, complimenti. E l'intervista a Teleromagna culminata nell'esecuzione de La pappa col pomodoro? Poi c'è stato spazio anche per contribuire ad un'opera collettiva di Vinsil. Per non parlare delle spericolate scalette delle tre serate (divise con i pregiati interventi oratori di Rosetta Berardi, Igino Poggiali e Maurizio Roi), dove tra Fratelli d'Italia (sempre la prima) e il Circo Bidone (sempre l'ultima), Rotoballe e il Camaleonte si mescolavano a Carosone, De Andrè o Mah nà mah nà, con reazioni inaspettate da parte di un pubblico dagli zero ai novantanove anni. Così, tra l'ossessione per Ilmeteo.it, il kebab e i felafel dell'angolo, i "soliti" Pappi dei pioppi, la piadina alla mortadella di Molinari, qualche pezzo che non sono riuscito mai ad imbroccare e tutto il lavoraccio di allestimento della baracca, ce la si è fatta ed ecco in curriculum l'ennesima impresa folle da raccontare ai nipoti. Beata incoscienza.


mercoledì 22 giugno 2011

I gelati sono buoni, ma costano milioni

Nel contesto dell'ambizioso progetto (al quale abbiamo da tempo aderito seppur con qualche remora) Come Essere Bravi Genitori, abbiamo recentemente provveduto a far recuperare il tempo perduto dalla nostra figliola riguardo alla conoscenza di un grande artista italiano: Ligabue. Dato che siamo dei rompiscatole (sempre alla ricerca dell'originalità a tutti i costi), il Ligabue a cui ci riferiamo non è però il crinuto cantautore pop, bensì il pittore naif. Gran bella mostra in quel di Mamiano di Traversetolo, esposte anche varie sculture (le quali mi hanno colpito anzichenò) e la famoso moto con la quale scorrazzava per Gualtieri e zone limitrofe. A proposito di Gualtieri e zone limitrofe, dopo aver goduto dei panorami, delle bestie in continua lotta fra loro e degli innumerevoli ritratti dell'Antonio, ci è parso oltremodo filologicamente corretto recarci proprio sotto il Po. Ci siamo quindi a breve trovati a Brescello, fra il Caffè Don Camillo e il Caffè Peppone; a Boretto sul porto fluviale per vedere l'effetto che fa; infine proprio a Gualtieri, dove nella bella piazzona abbiamo beccato l'esibizione dei Tamburi Del Crostolo con tanto di mangiafuoco e Bella Ciao finale. Bella gita, alla faccia di Sciarmelsceìcche & C.

Ricaricato dall'esperienza, mi preparo al tour de force col quale passerò alla storia come L'uomo Che Voleva Conoscere I Propri Limiti: quattro esibizioni in quattro giorni, prima a Faenza poi le tre di Cervia farcite di riletture da Petrolini ai CCCP, da Umiliani a Battiato, dalla Caselli agli Skiantos. Il lavoro a me mi stende / e per giunta non mi rende...

venerdì 17 giugno 2011

A change is gonna come

Dopo il successo dei referendum si respira veramente un'aria nuova. Mi guardo in giro e vedo gente più distesa, serena e ottimista. Persino gli indumenti si sono fatti più colorati, e la voglia di uscire all'aria aperta sta contagiando tutti. Il cambiamento è finalmente arrivato. Sono emozionato, vivere questo momento mi dà alla testa: chissà cos'altro ci porterà il futuro! Niente ci è più precluso! Una rivoluzione senza spargimenti di sangue! Libertà e giustizia per tutti! Il lupo e l'agnello a cena insieme! L'era dell'acquario, dei pesci e di tutte le altre bestie! La luce alla fine del tunnel! La grande pace universale! Sì! Sì! Sì! Sì!

Ah no, aspetta un attimo, come non detto. E' solo l'estate che sta arrivando. Chiedo scusa.

venerdì 10 giugno 2011

Acqua c'am brus

Bella serata nella nostra Russi (RA) a cura del Comitato Cittadino Acqua Pubblica per contribuire alla sensibilizzazione sui referendum. C'eravamo pure noi Jean Fabry, nella formazione "padri fondatori", cioè io Marlo e Pappi (ospite d'eccezione alla batteria Balbi dei Jackson's Relatives). Sarà retorica, ma si va facendo strada la sensazione di un lento ma inesorabile ritorno alla politica (nel senso alto del termine) da parte della gente (mi scuso per l'ennesimo luogo comune). O mi sto ulteriormente rincoglionendo? Nell'attesa di sciogliere il dubbio, andiamo a votare.

sabato 4 giugno 2011

Same as it ever was

La visione di Ride, rise, roar (il film-concerto di David Byrne) ha riattivato per l'ennesima volta il profondo legame che mi lega ai Talking Heads. Nel video in questione, peraltro ottima testimonianza di un ottimo tour, i nuovi brani del Nostro non reggono il confronto con la vecchia produzione: l'abbondante materiale ripescato da Fear Of Music e da Remain In Light mi fa ancora restare a bocca aperta. I Talking Heads sono stati il gruppo perfetto per accendere la testa, scaldare il cuore e far muovere il culo. Ancora ricordo lo shock procuratomi da Road To Nowhere (mi sono piaciuti molto anche i dischi della seconda fase, quelli "minori") o la scoperta che il mio professore di diritto considerava "I Testi Sacri" i primi quattro album del gruppo (dove scorre un'evoluzione degna pari solo a quella Beatles). Poi, insomma, quelle cassette che mi fece Roto, mandate a memoria all'infinito. E Stop Making Sense? Così anni '80 eppure così insuperato! Su tutto (non me ne vogliano gli altri del gruppo), l'occhio (sbarrato) di Byrne, artistoide venuto dalla provincia scozzese col pallino della world music. E' ancora in mezzo a noi, un po' invecchiato, ma sempre in movimento (da fermo). E' colpa sua e di quelli come lui se sono diventato quello che sono!

giovedì 2 giugno 2011

1861

Ecco, stavolta l'abbiamo fatta grossa: a fine giugno il sottoscritto e Andrea (Giuliani, batterista-organettista) saremo per tre sere di fila al Festival Delle Arti di Cervia per celebrare (in) degnamente il centocinquantenario, tracciando a zig-zag una nostra personale storia della canzone italiana. Per suonarci la carica non basterà tutto lo Spritz del Triveneto, mi sa. Ad ogni modo siam pronti alla morte, l'Italia chiamò.

domenica 29 maggio 2011

It's gotta be rock and roll music (if you wanna dance with me)

C'è tanto da imparare, diceva quello. Reduce da un weekend di esibizioni non posso fare altro che concordare. Suonare a Marameo - Il Festival Dei Bambini è stato come giocare in casa, anche se in realtà è risultato piuttosto difficile "tenere" il pubblico fino alla fine: qualcuno se ne è andato, stanco per la lunga giornata o affamato per l'approssimarsi dell'ora di cena, innescando un piccolo effetto domino che ci ha visti terminare lo spettacolo eseguendo un Circo Bidone per pochi agguerriti fans. Gran bel contesto, comunque: relax e intelligenza a braccetto. E la soddisfazione di un bel distorsore sul Ponte Di Baracca. Ah, poi Marlo ha portato il necessario per lo Spritz fai-da te.
Al Vespa Raduno di Lizzano, sui colli cesenati, un po' di obnubilamento sensoriale mi ha fatto dimenticare gli accordi di alcuni pezzi, mi sono saltate due corde, mi sono perso più volte durante la scaletta e ho spesso avuto la sensazione che suonassimo cinque concerti diversi. Risultato? Gli astanti hanno mostrato di gradire ed i ragazzi dell'organizzazione sono parsi sinceramente molto contenti. Tra l'altro, a pensarci bene, ci sono stati bei momenti: la solita gag sulle varie versioni di Stringi le viti, la Sofi spinta dalla mamma (!) a cantare il Camaleonte, Pappi che ha tirato fuori la Vespa gialla, ferma dall'ultima glaciazione, ecc. ecc. Ma c'è una cosa che ha accomunato queste due giornate: in entrambi i casi, dal pubblico è giunta una richiesta precisa, a Marameo da un bimbo che avrà avuto a malapena tre anni e al Vespa Raduno da un amante delle bevande ricavate dalla fermentazione del luppolo. Qual'è stata la richiesta? Tre parole che ogni tanto è salutare riportare alla mente: Rock And Roll. E l'hanno chiesto a noi, pensa te.

venerdì 27 maggio 2011

All things go, all things go

Noi fanatici di musica alternativa siamo gente strana. A volte cerchiamo appositamente i gruppi più oscuri per poter avere un segreto da non condividere con nessuno, a volte invece seguiamo la massa e ci infatuiamo di quel che passa il convento, pur rimanendo nel nostro ambito "indie". Nei cosiddetti anni zero son successe tante belle cose, anche se la spinta innovativa dei decenni precedenti si è un po' affievolita. Una delle cose migliori è stata senza dubbio Sufjan Stevens, l'iperamericano autore del capolavoro indie-folk-pop Illinois. Dopo un paio d'anni di relativo silenzio e l'abbandono del progetto "un disco per ogni stato dell'unione", il nostro pare aver avuto un crollo nervoso durante la visione de Il fantastico Mr.Fox (del suo corrispettivo cinematografico, Wes Anderson) ed è tornato con un disco "normale" (All Delighted People) e con uno un po' meno (The Age Of Adz). Quest'ultimo ha provocato reazioni contrastanti, ed era da dire, essendo una specie di concept tecno-electro-pop sull'Apocalisse ispirato dalle opere di Royal Robertson, personaggio quantomeno "originale". Di primo acchito, i vocoder e i ritmi vintage dell'album mi hanno lasciato un po' perplesso, poi piano piano il valore dei pezzi e la qualità del lavoro me lo ha fatto rivalutare, fino a spingermi ad acquistare i biglietti per l'unica data italiana del tour, al teatro di Ferrara. Niente mi avrebbe però fatto presagire che razza di spettacolo avrei avuto la fortuna di vedere: una roba di una tale potenza da farmi quasi sragionare! A parte la scaletta, basata sull'ultimo lavoro ma con importanti recuperi dal passato più "traditional", è stata la coreografia a lasciarmi senza parole. Dopo un primo momento di straniamento, nel quale mi pareva di essere ad un concerto dei Genesis del 1973, sono stato rapito irrimediabilmente dalle astronavi, dalle tastiere, dai cori angelici e dalla potenza ritmica delle due batterie. E le acrobazie della corista? E l'assolo di sk-1? E le stelle filanti, le maschere e i palloni? Assolutamente fantastico. Siamo entrati con la nostra brava faccia da nerd e siamo usciti con un sorriso da bambini la mattina di natale. Grazie Sufjan, ben fatto. E lo Spritz al bar del teatro non era affatto malvagio.

domenica 22 maggio 2011

Qui lo fanno lo Spritz?

Insomma, Ambarabà CD Cocò ha vinto il Premio Soligatto. Conseguentemente a ciò, in rappresentanza dei Capra & Cavoli io e Marlo ci siamo recati nel Nord-Est, che per me è un po' come il Texas. Superfluo nascondere la nostra estraneità al mondo dell'editoria e annessi e connessi: ci siamo ritrovati ad impersonare ruoli per noi decisamente inusuali ma, data l'occasione, assolutamente leciti e persino coerenti! Così, La Scuola Del Fare trevigiana ha dovuto fare i conti con un pizzico di punk mentale, che ha fatto letteralmente esplodere le centinaia di bambini presenti nei due auditorium dove ci si è esibiti, a suon di camaleonti e ponti di baracca (mentre Pierin faceva la cacca gli saranno fischiate le orecchie un bel po', mi sa). Il fatto che i bambini conoscessero le canzoni a memoria ha fatto sì che per la prima volta io abbia avuto la percezione di aver fatto un qualcosa che funziona. Come da risaputo luogo comune, oramai la suddetta cosa "non mi appartiene più" e se ne va libera in giro per il mondo, lasciandomi il solo compito di agevolarne la diffusione. I Bizzarri Romagnoli (altro che Simpatici Italiani) se la sono cavata bene, le voci non si sono rotte, non ci sono state amnesie o accordi sbagliati. I solighesi in erba hanno avuto modo di apprezzare il tubofono e le mille altre diavolerie del maestro Marlo; sì, perchè come ha detto Monaldini (uno dei prodi illustratori del libro) ora siamo tutti maestri, ognuno nel proprio campo. La maestria di Marlo si è poi tramutata in pura genialità quando, con tutta la compagnia seduta ai tavolini di un bar, ha proferito l'immortale frase " Qui lo fanno lo Spritz?", dove per Spritz si intende il famoso aperitivo nato ESATTAMENTE da quelle parti. Inutile dire che è diventato un tormentone istantaneo: probabilmente l'amministrazione comunale di Pieve Di Soligo farà affiggere sul muro del bar una targa commemorativa a ricordo dell'evento. L'aperitivo ha suggellato il nostro soggiorno veneto, dato che ce ne siamo dovuti tornare dalle nostre parti (senza poter presenziare alla premiazione vera e propria, tra il rimpianto generale) per onorare un impegno preso in precedenza con la scuola materna di Coriano presso Forlì. Dopo un mesto viaggio in autostrada nobilitato solo dal canto corale del canzoniere degli Smiths (stile gita in corriera) siamo giunti a destinazione, dove ci attendeva un sano bagno di umiltà: qua, dove nessuno sapeva chi diavolo fossimo (in fondo eravamo stati ingaggiati per accompagnare musicalmente una recita scolastica) siamo tornati nella dimensione a noi più congrua, a combattere sfide perse in partenza contro il trenino ahi-ahi-caramba-mi-amigo-charlie-brown. Però, mentre il buio calava su Forlì e Molinari suonava i riff più famosi della storia del rock come sottofondo all'estrazione della lotteria, da qualche parte qualcuno sorseggiava uno Spritz alla nostra salute. Cin.

martedì 3 maggio 2011

CC / CP

Da quando i dischi non si vendono più, si è venuto a verificare un curioso fenomeno: dato che fondamentalmente i soldi si fanno suonando dal vivo, si sono riformati vecchi gruppi che parevano oramai destinati all'oblio con l'intento di attirare folle di nostalgici e/o appassionati di musica popolare. Oh, capiamoci subito: secondo me non è una cosa negativa, il purismo lasciamolo ai Grandi Artisti, che il rock and roll è un'altra roba. Per dire, c'è gente che non si è mai sciolta ma sono anni che va avanti coverizzando se stessa, senza aver la benchè minima cosa da dire, e nessuno si scandalizza. E poi, insomma, al cuor non si comanda: ho ancora ben vivo il ricordo dei Pixies a Ferrara e non mi dispiacerebbe andarmi a vedere qualche altro bello spirito dei tempi andati. Ognuno ha le sue debolezze. Una cosa curiosa sta capitando proprio dalle nostre parti: rotti i ponti da tempo, le due colonne portanti dei CCCP (per quel che mi riguarda, una delle cose migliori accadute culturalmente dalle nostre parti), Massimo Zamboni e Lindo Ferretti, si sono rimessi in movimento con gran parte dello storico repertorio militante, ma ognuno per conto suo. O perlomeno, Zamboni con Angela Baraldi e Ferretti con un paio di Üstmamò. La cosa bizzarra è il tempismo: sono partiti più o meno assieme. Cosa faranno i nostalgici? Se li andranno a vedere entrambi? Si divideranno in due fazioni l'una contro l'altra armate? Se ne staranno a casa ad ascoltare i vecchi dischi bestemmiando contro l'uno e l'altro? Mah. D'accordo, roba da quattro gatti. Però mi incuriosisce, dài. Zamboni con la Baraldi sembra quasi un sacrilegio, Ferretti negli ultimi anni ha fatto di tutto (schierandosi politicamente con quella che pareva la parte a lui più lontana) per farsi odiare da chi lo vedeva come un guru e non solo come un eccezionale cantante situazionista. Io penso che un salto a vedere i primi due lo farò (Ferretti mi inquieta un po' di più), tanto per vedere l'effetto che fa. Poi lo dicevano anche loro: fedeli alla linea / la linea non c'è!

domenica 1 maggio 2011

Ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale

Per uno come me, che il Primo Maggio è Natale (e il 25 Aprile è Pasqua, o viceversa, insomma ci siamo capiti) è stato come al solito tradizionale l'abbandonarsi passivamente (come fa la cosiddetta massa col panettone o la gita di pasquetta) al Concertone, il cosiddetto Sanremo Di Sinistra o giù di lì. Quel po' che ho visto quest'anno però (sarà che mi sono rincoglionito del tutto) mi ha trovato meno critico/cinico del solito: bella la celebrazione dell'Unità D'Italia, rinfrancante l'accoglienza ai vari musicanti più o meno impegnati/schierati, tutto sommato abbastanza onesta l'intera baracca. L'asso di briscola però son stati Dalla e De Gregori, che mi hanno fatto rivivere anni ed anni di greatest hits (che sì, va bene il punk, eccetera, ma insomma, dai) facendomi per un attimo aprire gli occhi su quello che è ANCHE stata la canzone italiana popolare e da radiolina. Il massimo è stato Disperato Erotico Stomp, con la citazione di Bonetti, che è uno che la storia l'ha fatta davvero e l'altra sera era lì al Socjale a fare i suoni ai Jean Fabry. Un po' mi sono vergognato, poi però mi è scappato da ridere. E Viva l'Italia.

venerdì 29 aprile 2011

Jean Fabry, storica band indipendente

Il ritorno dei Jean Fabry su di un palco dopo quasi sette mesi è stata la solita esperienza traumatica. A caldo mi sento di dire che tutto questo non ha più il benchè minimo senso ma (e forse proprio per) la sua totale estraneità da ogni cosa circostante la rende un'esperienza importante e, fondamentalmente, giusta. Tra i presenti al Teatro Socjale ho rivisto le consuete facce sbigottite, ho beccato due che uscendo canticchiavano Voglio scappare con il Circo Bidone e ho sentito uno dire "ne ho visto, di gente strana a suonare, ma questi...". Ecco, vorrei anch'io vedere della gente strana che suona. Vorrei vedere della gente strana in giro per la strada, nei supermercati, negli ospedali, dappertutto. Ma dovunque io volga lo sguardo vedo paura, chiusura, mimetismo. Forse vado poco in giro. Forse non vedo più lume. Forse ho un po' di ragnatele in testa. Boh. Staremo a vedere. Intanto i pappi dei pioppi, le trombette e i bidoni sono tornati a fare un po' di casino. Intanto.

sabato 23 aprile 2011

Ecce Homo

"La morte cerebrale è ancora vita."

"Il Paradiso terrestre è esistito davvero."

"Le grandi catastrofi sono una voce paterna della bontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Le catastrofi sono i giusti castighi di Dio."

Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con delega per il settore delle scienze umane

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Prof. Brezzi, psicanalista: "È questo il vero dramma del darwinismo: non c'è nessuna consolazione."

Prof. Brezzi, psicanalista: "Ho letto la Bibbia, lì ci sono tutti i sintomi della depressione."

Cardinal Gregori: "E comunque anima e inconscio sono due cose separate."
Prof. Brezzi, psicanalista: "Vabbe’, mo’ vediamo."

Dal film di Nanni Moretti "Habemus Papam"

...

"L'uomo è una bestia!"

Franco Bracardi

venerdì 8 aprile 2011

martedì 29 marzo 2011

There is a light that never goes out

C'è una luce che non se ne va mai. Insomma, più che una luce oramai è un cerino nell'oscurità, ma c'è. L'ho rivista di recente in queste quattro tipe californiane che si fanno chiamare Dum Dum Girls. Roba da vecchi maschi indie bavosi, direte voi: e invece, porca miseria, mi vien da dire di no. E non solo per la cover dalla quale ho preso spunto per scrivere le mie solite due fregnacce, quanto per i loro pezzi autografi; niente di rivoluzionario, ma si respira un'aria sufficientemente malsana. Rumore e melodia, punk'n'roll, baracca, ormoni in subbuglio, insomma tutto il classico armamentario. E nell'anno di grazia 2011 non è per niente poco.