mercoledì 29 marzo 2023

Nell'aria

"Si vede che era nell'aria...". Così mi rispose tempo fa Ivano Marescotti quando io, con una notevole faccia tosta, lo informai che noi Jean Fabry (con Radio NK) avevamo realizzato prima di lui uno spettacolo chiamato Linguàza. A proposito di aria, ce n'era parecchia in Romagna domenica scorsa, proprio nel giorno in cui Marescotti ci ha lasciato. La notizia è giunta in serata, dopo che nel pomeriggio come Capra & Cavoli ci eravamo esibiti in piazza a Conselice, dove un vento d'altri tempi faceva volare via transenne e sedie di plastica come fossero fuscelli. Questo particolare vento faceva perdere il senso dello spazio e del tempo (oltre a far perdere i treni, come successo al buon Marlo raccattato in extremis da Pappi). Potevamo essere in una qualsiasi piazza romagnola in uno qualsiasi degli ultimi trenta, quaranta, cinquant'anni e non si capiva se quello che stavamo facendo era un ricordo o una visione del futuro. No, non mi ero calato un acido: mi son proprio sentito come se i calendari e le cartine geografiche si fossero scombinate. D'altronde, i giovani d'oggi si scambiano vinili e polaroid come nel 1973: è facile sbagliarsi. Approfittando di questa confusione, siamo finalmente riusciti a suonare in pubblico "Non a Nottingham" dal Robin Hood della Disney (1974). Tutto questo è stato reso possibile grazie alla Pro Loco e al service dei Reverse (non quelli new wave della Fusignano anni '80, ma l'omonima band conselicese - altro bizzarro straniamento). Giusto i Reverse ci hanno chiesto altre canzoni degli Skiantos oltre a Gelati (dedicata alla gelateria sponsor dell'evento) ma non abbiamo accolto né le loro richieste, né - non per cattiveria, ma perchè non in grado di suonarla - quella di "Whisky il ragnetto" (evergreen delle scuole materne di tutto il globo, credo). Comunque: settanta, ottanta. E i novanta? Ecco, è nei novanta che si uniscono tutti i puntini: mentre noi guitti muovevamo i primi passi dilettanti (e siamo tuttora lì), Marescotti con lo spettacolo "Zitti tutti" iniziò l'ultimo giro di valzer del dialetto romagnolo, ridando al nostro vernacolo la meritata dignità prima del viaggio senza ritorno nell'oblio delle lingue (linguàze) dimenticate. E così, prima che tutto volasse via, l'ultima canzone suonata a Conselice è stata E zir d'e clomb: non lo sapevamo, ma era una dedica. Si vede che era nell'aria.