martedì 9 gennaio 2018

Un Kinotto ogni due ore fa passare il malumore

Un posto nuovo dell'ARCI, come dicevano quelli. All'inizio del 2018, i Jean Fabry hanno avuto la fortuna di poter compiere un bel viaggio spazio-temporale esibendosi al Kinotto di Borgo Masotti come se niente fosse. Il giovine cantautore Viscuso (gestore del locale) ci ha aiutati dal banco mixer e magicamente ci siamo trasformati in un gruppo musicale, suonando per gli astanti tutto il cd "Se non vuoi perdere i pezzi" più tre cover: la conclusiva Quand il est mort le poète e due pezzi degli Skiantos (la solita Gelati e, ovviamente, Kinotto). Questa dimensione in trio sta incredibilmente funzionando e la consueta ospitata del Sindaco Molinari è stata come sempre un valore aggiunto. Al di là di tutto, è una grande soddisfazione potersi permettere di eseguire roba di vent'anni fa come Parallelo, I pappi dei pioppi e Volgare (stavolta senza aspirapolvere ma con la scopa, dato che era il 6 gennaio). Finito finalmente di pagare il cd, si continua increduli e incoscienti a fare punk mentale pour tout le monde. Fino a che dura.

domenica 31 dicembre 2017

17 album del 17 in ordine alfabetico


Alt-j - Relaxer
Billy Bragg - Bridges Not Walls
LCD Soundsystem - American Dream
Mura Masa - Mura Masa
Mara Redeghieri - Recidiva
Sleaford Mods - English Tapas
The Breeders - Wait In The Car
The Dream Syndicate - How Did I Find Myself Here
The Feelies - In Between
The Jesus And Mary Chain - Damage And Joy
The XX - I See You
This Is The Kit - Moonshine Freeze
Tricky - Ununiform
Tunonna - Buono
Violent Femmes - 2 Mics And The Truth Unplugged And Unhinged In America
Wire - Silver-Lead
Wolf Alice - Visions Of A Life

Archivio:
Husker Du - Savage Young Du
Neil Young - Hitchhiker

sabato 30 dicembre 2017

3310














Tempo è che tu guardi oltre una vecchia pila di libri (Yoda)

Il mio telefono cellulare non è il "mitico" 3310 della Nokia ma siamo lì: non fa foto, non va su internet, solo telefonate e sms. Poi dice che ti danno dello snob! Te la sei cercata, va là. Il fatto è che gli smartphone mi fanno paura, altro che snob. Forse dovrei fare lo sforzo di comprarmene uno e usarlo il meno possibile ma al momento non sarei in grado. Mi farei risucchiare anch'io dai social e le miei nevrosi aumenterebbero in maniera esponenziale. Ricordo bene che una quindicina d'anni fa, ai tempi del web 1.0, ero sempre attaccato al pc per la posta, gli scaricamenti selvaggi, le ricerche fini a se stesse. La vecchiaia mi ha poi condotto ad un rincoglionimento precoce e ho smesso di tentare di stare al passo coi tempi, per manifesta incapacità. Oh, intendiamoci: non è solo la vecchia storia della volpe e l'uva. Più mi guardo in giro e più mi convinco che questo mio blocco tecnologico possa essere stato un colpo di fortuna: magari questa società iperconnessa è solo una moda passeggera e tra non molto i nodi verranno al pettine e ci sarà un riequilibrio. A parte i problemi dovuti alla dipendenza, la cosa che mi turba di più è la scomparsa dei tempi morti: la buona vecchia noia, il vuoto da cui si sprigionava l'immaginazione capace di cambiare il mondo. Sarò anche solo un nostalgico, per carità: però avverto in lontananza qualche scricchiolio, una "perturbazione nella forza", un senso di indigestione più o meno latente. Gli Jedi avranno anche fatto il loro corso, ma per non soccombere al Lato Oscuro l'unica speranza è la Resistenza. O un commento su WhatsApp ci seppellirà.

giovedì 21 dicembre 2017

Punk mentale (autunnale)















Agli esordi, i Jean Fabry erano brutti e strani; ora siamo brutti, strani e vecchi. Lungi da me l'idea di piangermi addosso (anche se chi mi conosce sa che è una mia tendenza quasi patologica): mi limito semplicemente a evidenziare un incontrovertibile dato di fatto. Aggiungendo a ciò la decisione di non affidarci ad una di quelle cose chiamate "ufficio stampa", si ottiene un quadro piuttosto esaustivo in grado di spiegare come mai il cd "Se non vuoi perdere i pezzi" non se lo sia filato quasi nessuno. Ovviamente la parola chiave è "quasi", perchè in realtà in questo autunno 2017 qualche soddisfazione a livello locale ce la siamo cavata.

WIKIPOZ

Roberto Pozzi della Metallurgica Viganò da un paio d'anni si è trasformato in anchorman per il talk show "Wikipoz", che si svolge nella prestigiosa cornice del Fontanone di Faenza. Siamo stati invitati come ospiti musicali in una puntata in cui erano presenti la benemerita "mamma bio" Linda Maggiori e 2/3 di quei teatranti mattacchioni del Panda Project. Ispirandoci al mood della serata abbiamo proposto Stringi le viti di tanto in tanto ed E la balena, ottenendo un gratificante riscontro di pubblico (composto in buona parte da redattori e simpatizzanti del periodico Gagarin) e venendo definiti "mitici" (Panda Project) e "pazzi" (Pozzi).

MINUTI

I suddetti Panda Project ci hanno ospitato in una puntata del loro podcast "Minuti" su Radio Sonora.

BOTTEGA MATTEOTTI

Dopo una serie di esibizioni in Bottega con i Capra & Cavoli (ora ufficialmente in stand-by), l'amico Michele Antonellini ci ha proposto di presentare il cd e noi ci siamo andati di corsa. Bella serata castagnara (San Martino), pubblico delle grandi occasioni e incredibile aria di divertimento alla fine dell'esibizione. Abbiamo anche suonato Egyptian Reggae e Battagliero (i CCCP presentarono il 45 giri proprio a Bagnacavallo tanto tempo fa). Presente il sindaco Molinari, che come al solito ha meritatamente rubato la scena.

JINGLE BELL ROSS

Anche quest'anno si è svolta la sbarazzina kermesse natalizia russiana e abbiamo "suonato" Deck the halls, nuovamente l'accoppiata Stringi le viti/Balena e ovviamente Jingle Bell Ross con il maestro Ragazzini (ce l'hanno persino chiesta come chiusura dello show).

Va poi bene.

mercoledì 8 novembre 2017

La parte più anni ottanta degli anni ottanta














Durante la visione in famiglia di Stranger Things 2, la nostra erede è giunta alla conclusione che io e sua madre eravamo giovani proprio durante "la parte più anni ottanta degli anni ottanta". Vero. Personalmente mi sono sentito in dovere di riavvolgere velocemente il mio nastro cerebrale per esprimere la mia sintetica opinione su quel periodo: non è che fosse poi tutto 'sto granchè. O meglio: facile adesso avere nostalgia, provateci voi a vivere in un presente in cui i Duran Duran la fanno da padroni e l'unica via d'uscita è inflipparsi di fumetti, fantascienza e videogiochi. I miei coetanei erano più o meno "paninari" e la comicità "con le tette" del Drive In era il vangelo. A casa mia, i comics di Linus e i franco-belgi della bande dessinée erano il mio pane quotidiano, unitamente ai film americani di Spielberg, Lucas e famiglia. I bar erano pieni zeppi di macchine mangiasoldi ed ero sempre lì: Phoenix, Galaga, Dig Dug e via di 8 bit. En passant, scoprii anche il tifo calcistico e guarii solo qualche anno più tardi, svegliato dalle pale dell'elicottero di un signore che si comprò l'Italia intera (partendo proprio dal Drive In). Cercai invano di combatterlo registrando su video 2000 (video recorder che perse la guerra con il VHS) i film delle sue reti private epurandoli dalla pubblicità.  E la musica? Quella contemporanea mi entrava sotto pelle, qualcosa mi piaceva e qualcosa no. Siccome per me stava diventando una cosa importante, mi misi a studiare. Le mie basi erano le raccolte rossa e blu dei Beatles e quindi partii da lì: appunto i quattro di Liverpool, poi Pink Floyd, Dylan e compagnia bella. Arrivai quindi al big bang ben preparato. In cosa consistette il big bang? Talking Heads, CCCP e più avanti Pogues e chitarre incazzate americane. Ma quelli sono altri anni ottanta. Era finalmente finita.

martedì 19 settembre 2017

Sruva åt skruvarna då och då

















Ieri sera a Russi (RA) si è svolto uno dei più begli spettacoli dei Jean Fabry: è da mesi che stiamo cercando di festeggiare l'uscita di "Se non vuoi perdere i pezzi" con i tanti russiani che vi hanno partecipato e... non ci siamo riusciti nemmeno stavolta perchè alla Fira Di Sett Dulur pioveva di brutto. E quindi? Quindi abbiamo approfittato della situazione per una cena tipica (caplét, bèl e cot, canèna, brazadèla) in compagnia di Gnelez e del suo mitico cugino Franco Barattoni. Il Maestro Barattoni vive a Stoccolma e, svariati anni fa, ha realizzato una versione in svedese del nostro pezzo "Lamento del venditore di libri". Ieri sera, dando seguito ad una mia folle richiesta, ci ha portato la sua versione di "Stringi le viti di tanto in tanto" ("Sruva åt skruvarna då och då") con l'intenzione di eseguirla prima o poi dal vivo assieme a noi. Durante la cena, con una voce che ci ha fatto venire in mente quella del compianto Giovanni Fabbri, ci ha accennato le sue rivisitazioni nordiche di "Rotoballe" e "Mercatone". La sobria idea con cui si è conclusa la serata è stata, conseguentemente, quella di un concerto proprio a Stoccolma. Foto di gruppo, baci, abbracci e punk mentale.

domenica 17 settembre 2017

Set your soul free





















La morte di Grant Hart mi è stata comunicata da Roto. Giusto così: negli anni ottanta fu lui che mi fece conoscere gli Husker Du e la loro medicina a base di distorsione e melodia. Quando scompare un artista a cui sei affezionato è come se ti venisse a mancare un amico intimo, anche se la realtà è ben diversa e ciò che conoscevi di lui sono "solo" le sue opere (che non moriranno mai). Grazie alla modernità e al voyeurismo dell'internet purtroppo era evidente che per Grant i giorni erano contati, ma questo non mi ha protetto da un momento di sincera commozione. Restano le canzoni, dunque:  It's not funny anymore, Diane, Never talking to you again, Pink turns to blue, The girl who lives on heaven hill, Green eyes, Don't want to know if you're lonely, Sorry somehow, No promise have i made, She floated away, 2541, You're the reflection of the moon on the water e tutte le altre. Io ho sempre avuto un debole per Flexible flyer. Grazie Grant.

 Flexible flyer

Down on a flexible flyer
To the bottom how fast I would go
Just waiting for me under the tree
And out in the snow

A cowboy, a nurse or a fireman
There's so many things that you can be
You can set bigger goals, but set your soul
Set your soul free

Times, places and situations
Leads to an early grave
When we get there we see
What did we save?

If your heart is a flame burning brightly
You'll have light and you'll never be cold
And soon you will know that you just grow
You're not growing old

Times, places and situations
Leads to an early grave
When we get there we see
Just what did we save?

Times, places and situations
Leads to an early grave
When we get there we see
Just what did we save?

If the wheels of your wagon are rusty
You can paint them until they are new
You can roll down a hill, but if you can't
Then I pity you

Written by Grant Vernon Hart • Copyright © BMG Rights Management US, LLC