venerdì 6 aprile 2018

Una parpaia c'la vola










 


Ho fatto un sogno stranissimo. Tutti i sogni sono stranissimi, se uno ci pensa. Questo però è nei primi dieci, mi sa. Fa conto: un gruppo di persone che canta Tot u m'arcorda te ("una parpaia c'la vola...") davanti ad un pubblico consenziente e partecipante, a conclusione di una serata dedicata al dialetto romagnolo. In ordine sparso: Luisa Cottifogli, Bonetti, Quinzan, Pulgròs, Teto, il fine dicitore Bellosi, Valentino dei Koppertoni, i Parmiani, Savini, Renzo Bertaccini, Gnelez, il professor Cantoni, Andrea dei Kriminal Tango, Pozzi in incognito e (ma dai) i Jean Fabry.
Tutti questi nomi mi dicono qualcosa, una bella insalata mista di rimembranze e premonizioni nel nome di una lingua in fin di vita, quella che parlavano i miei nonni e i loro amici quando si infilavano nel cortile annunciando il loro arrivo con urla belluine colme di gutturali e accenti di ogni colore. Non mi interessa la tradizione, mi spiace solo dover salutare per sempre una serie di espressioni gergali fulminanti  che avrebbero tanto da insegnare a chi volesse imparare qualcosa. I linguaggi nascono e muoiono, cambiano forma, senso, valore. At salut, dialétt. Chevat da lé e fala poca longa!

domenica 25 marzo 2018

Lerì lerà

Continua il vagabondaggio dei Jean Fabry alla ricerca di un senso, con tappa al Circolo Bunker (già Eternit) di San Matteo della Decima (BO). Si è trattato di una esibizione all'interno di Disco Pom, serie di iniziative pomeridiane domenicali organizzate assieme ai ragazzi del GAP "Villa Emilia". La speranza di un anticipo di primavera è stata stroncata sul nascere da un diluvio praticamente ininterrotto che, più che marzo, pareva novembre. Il viaggio lungo la mitologica Trasversale di pianura ci ha fatto scoprire alcune interessanti realtà paesaggistiche in quello che a prima vista potrebbe apparire come un eterno piattume senza pietà, in primis un Deposito Massi Ciclopici della Protezione Civile. La vista dei pietroni ha scatenato una ridda di calembours e ha dato sfogo alla nostra smisurata immaginazione (leggasi "divertirsi con poco"): tipo "Se ne ordinassimo a Polifemo e gli chiedessimo uno sconto non potrebbe chiudere un occhio" e via dicendo, con esiti tra il mistico e l'imbarazzante. Anche all'ingresso del posto dove abbiamo mangiato abbiamo trovato alcuni sassoni enormi, tanto da farci pensare di essere in Bretagna o giù di lì. Marlo ha avuto l'ottima idea di ordinare come dessert l'ananas con due belle palle di gelato alla crema, e anche per stavolta il clichè dei mitici piatti degustati in giro dai Jean Fabry è stato rispettato. Ma veniamo alla performance vera e propria (anche se ormai il prima e il dopo sono sempre più parte integrante della stessa): Marlo si è scatenato nella discoteca pre-concerto e grazie al suo mood  è stata una di quelle volte lì, cioè quando l'artista prende il sopravvento e i pezzi prendono una piega, per così dire, "espressionista". Aggiungiamo i suoni fatti in casa, il disorientamento dell'audience di fronte al nostro repertorio e l'assenza della sezione ritmica (che avrebbe fatto sicuramente da collante) e il gioco è fatto: spettacolo un po' trafelato salvato in corner da Gli scariolanti e Bella ciao a squarciagola. A quel punto li avevamo in pugno e ci hanno chiesto Romagna mia, ma noi, da bravi indie snob, gliel'abbiamo negata. Tanto la faremo quest'altra volta.

lunedì 19 febbraio 2018

Rebellious jukebox






















Salutiamo anche Mark E. Smith. Non sono un fan terminale dei Fall, di quelli-che-han-tutti-i-dischi-che-han-fatto, ma una cosa è certa: sono stati una esperienza artistica fondamentale per tutti gli appassionati di musica rumorosa. L'uomo era un genio e i numerosi aneddoti sul suo caratteraccio non possono sminuire il valore del suo lavoro. Più punk del punk, quintessenzialmente inglesi, acidi, cinici, onesti, fuori. Basta ascoltare un disco a caso, il primo come l'ultimo, per avvertire quel senso di "illegalità" che il rock'n'roll ha ormai perso per sempre e tentare di capire quanto ciò abbia significato per la cultura del secolo scorso. Non credo di esagerare, ma se così fosse chi se ne frega. E' chiaro che questo discorso potrebbe essere applicato a tante band, ma credo che i Fall rappresentino meglio di molti altri (ben più famosi e anche forse più importanti) il senso della questione. John Peel una volta disse che gli sarebbe dispiaciuto morire perchè la cosa gli avrebbe impedito di ascoltare il nuovo disco dei Fall. Bene, in qualche universo parallelo lui e Mark E. Smith stanno registrando finalmente una nuova Peel Session.

"They are always different; they are always the same" (John Peel)

martedì 9 gennaio 2018

Un Kinotto ogni due ore fa passare il malumore

Un posto nuovo dell'ARCI, come dicevano quelli. All'inizio del 2018, i Jean Fabry hanno avuto la fortuna di poter compiere un bel viaggio spazio-temporale esibendosi al Kinotto di Borgo Masotti come se niente fosse. Il giovine cantautore Viscuso (gestore del locale) ci ha aiutati dal banco mixer e magicamente ci siamo trasformati in un gruppo musicale, suonando per gli astanti tutto il cd "Se non vuoi perdere i pezzi" più tre cover: la conclusiva Quand il est mort le poète e due pezzi degli Skiantos (la solita Gelati e, ovviamente, Kinotto). Questa dimensione in trio sta incredibilmente funzionando e la consueta ospitata del Sindaco Molinari è stata come sempre un valore aggiunto. Al di là di tutto, è una grande soddisfazione potersi permettere di eseguire roba di vent'anni fa come Parallelo, I pappi dei pioppi e Volgare (stavolta senza aspirapolvere ma con la scopa, dato che era il 6 gennaio). Finito finalmente di pagare il cd, si continua increduli e incoscienti a fare punk mentale pour tout le monde. Fino a che dura.

domenica 31 dicembre 2017

17 album del 17 in ordine alfabetico


Alt-j - Relaxer
Billy Bragg - Bridges Not Walls
LCD Soundsystem - American Dream
Mura Masa - Mura Masa
Mara Redeghieri - Recidiva
Sleaford Mods - English Tapas
The Breeders - Wait In The Car
The Dream Syndicate - How Did I Find Myself Here
The Feelies - In Between
The Jesus And Mary Chain - Damage And Joy
The XX - I See You
This Is The Kit - Moonshine Freeze
Tricky - Ununiform
Tunonna - Buono
Violent Femmes - 2 Mics And The Truth Unplugged And Unhinged In America
Wire - Silver-Lead
Wolf Alice - Visions Of A Life

Archivio:
Husker Du - Savage Young Du
Neil Young - Hitchhiker

sabato 30 dicembre 2017

3310














Tempo è che tu guardi oltre una vecchia pila di libri (Yoda)

Il mio telefono cellulare non è il "mitico" 3310 della Nokia ma siamo lì: non fa foto, non va su internet, solo telefonate e sms. Poi dice che ti danno dello snob! Te la sei cercata, va là. Il fatto è che gli smartphone mi fanno paura, altro che snob. Forse dovrei fare lo sforzo di comprarmene uno e usarlo il meno possibile ma al momento non sarei in grado. Mi farei risucchiare anch'io dai social e le miei nevrosi aumenterebbero in maniera esponenziale. Ricordo bene che una quindicina d'anni fa, ai tempi del web 1.0, ero sempre attaccato al pc per la posta, gli scaricamenti selvaggi, le ricerche fini a se stesse. La vecchiaia mi ha poi condotto ad un rincoglionimento precoce e ho smesso di tentare di stare al passo coi tempi, per manifesta incapacità. Oh, intendiamoci: non è solo la vecchia storia della volpe e l'uva. Più mi guardo in giro e più mi convinco che questo mio blocco tecnologico possa essere stato un colpo di fortuna: magari questa società iperconnessa è solo una moda passeggera e tra non molto i nodi verranno al pettine e ci sarà un riequilibrio. A parte i problemi dovuti alla dipendenza, la cosa che mi turba di più è la scomparsa dei tempi morti: la buona vecchia noia, il vuoto da cui si sprigionava l'immaginazione capace di cambiare il mondo. Sarò anche solo un nostalgico, per carità: però avverto in lontananza qualche scricchiolio, una "perturbazione nella forza", un senso di indigestione più o meno latente. Gli Jedi avranno anche fatto il loro corso, ma per non soccombere al Lato Oscuro l'unica speranza è la Resistenza. O un commento su WhatsApp ci seppellirà.

giovedì 21 dicembre 2017

Punk mentale (autunnale)















Agli esordi, i Jean Fabry erano brutti e strani; ora siamo brutti, strani e vecchi. Lungi da me l'idea di piangermi addosso (anche se chi mi conosce sa che è una mia tendenza quasi patologica): mi limito semplicemente a evidenziare un incontrovertibile dato di fatto. Aggiungendo a ciò la decisione di non affidarci ad una di quelle cose chiamate "ufficio stampa", si ottiene un quadro piuttosto esaustivo in grado di spiegare come mai il cd "Se non vuoi perdere i pezzi" non se lo sia filato quasi nessuno. Ovviamente la parola chiave è "quasi", perchè in realtà in questo autunno 2017 qualche soddisfazione a livello locale ce la siamo cavata.

WIKIPOZ

Roberto Pozzi della Metallurgica Viganò da un paio d'anni si è trasformato in anchorman per il talk show "Wikipoz", che si svolge nella prestigiosa cornice del Fontanone di Faenza. Siamo stati invitati come ospiti musicali in una puntata in cui erano presenti la benemerita "mamma bio" Linda Maggiori e 2/3 di quei teatranti mattacchioni del Panda Project. Ispirandoci al mood della serata abbiamo proposto Stringi le viti di tanto in tanto ed E la balena, ottenendo un gratificante riscontro di pubblico (composto in buona parte da redattori e simpatizzanti del periodico Gagarin) e venendo definiti "mitici" (Panda Project) e "pazzi" (Pozzi).

MINUTI

I suddetti Panda Project ci hanno ospitato in una puntata del loro podcast "Minuti" su Radio Sonora.

BOTTEGA MATTEOTTI

Dopo una serie di esibizioni in Bottega con i Capra & Cavoli (ora ufficialmente in stand-by), l'amico Michele Antonellini ci ha proposto di presentare il cd e noi ci siamo andati di corsa. Bella serata castagnara (San Martino), pubblico delle grandi occasioni e incredibile aria di divertimento alla fine dell'esibizione. Abbiamo anche suonato Egyptian Reggae e Battagliero (i CCCP presentarono il 45 giri proprio a Bagnacavallo tanto tempo fa). Presente il sindaco Molinari, che come al solito ha meritatamente rubato la scena.

JINGLE BELL ROSS

Anche quest'anno si è svolta la sbarazzina kermesse natalizia russiana e abbiamo "suonato" Deck the halls, nuovamente l'accoppiata Stringi le viti/Balena e ovviamente Jingle Bell Ross con il maestro Ragazzini (ce l'hanno persino chiesta come chiusura dello show).

Va poi bene.