martedì 30 dicembre 2025

2025: l'anno del disco dell'anno


 Mai come negli ultimi 365 giorni mi è capitato di utilizzare così tante volte l'espressione "disco dell'anno", chissà perchè. Forse perchè è stato un anno - come si dice al giorno d'oggi - "complicato" e ho sentito più spesso la necessità di aggrapparmi a qualcosa. Credo anche sia stato uno degli anni in cui ho visto più concerti, non male per un vecchio che ci aveva dato su. Ma passiamo ad esaminare la questione in dettaglio: da buon ossessivo farò ricorso all'ordine cronologico di uscita dei dischi. 

17 gennaio: Jasmine.4.t - You Are The Morning
Mentre ancora sbagliavo scrivendo 2024 nelle date, già mi trovavo ad esclamare "Siamo solo in gennaio ed è già uscito il disco dell'anno!". Alla fine nella top ten c'è comunque rimasto eccome, forte di un tiro indie-rock come non ne sentivo da un pezzo. L'ottima produzione delle Boygenius non ha annebbiato la mia capacità di giudizio, anche se ovviamente è stato il motivo per cui mi ci sono avvicinato. La tematica di fondo delle canzoni parte dal particolare (la transizione di genere) per arrivare all'universale e toccare tutti. 

21 marzo: La Niña - Furèsta
Va beh, questo come minimo è il disco italiano dell'anno. L'ho vista quattro volte in concerto e ogni volta ho avuto la sensazione di essere al posto giusto al momento giusto. Radici, sperimentazione, amore e rabbia. Ho visto con piacere che è in cima alle classifiche degli specializzati, vorrà dire che dopo tanti anni ci capisco qualcosa pure io? Più che altro mi sa che l'incantesimo della strega Niña ha funzionato alla perfezione. Per fortuna.

4 aprile: Black Country, New Road - Forever Howlong
Ecco, qui l'incantesimo delle mie care albioniche Salem Sisters (and brothers) non ha funzionato con i compilatori delle graduatorie annuali e io faccio fatica a comprenderne il motivo. Troppo snob? Ma va là. Troppo prog e poco post-rock? I primi due album pre-svolta erano stati incensati ovunque, si vede che non sono più di moda e punto. A proposito: chi se ne frega: disco d'altri tempi e quindi buono per ogni tempo. Come dico sempre, il mio è un parere da fan sfegatato e quindi vale quello che vale, ma se la passione per la musica "popular" sopravviverà alla tempesta sono sicuro che questo disco verrà ricordato per quello che è: un mezzo capolavoro.
  
18 aprile: Julien Baker & Torres - Send A Prayer My Way
Alla fine, tra le uscite 2025 della famiglia Boygenius questo è il lavoro che mi è piaciuto di più: emo-country con un mucchio di belle canzoni e peccato che la storia si sia interrotta per problemi personali. Spero che prima o poi ci sia un lieto fine perchè il progetto lo meritava.

30 maggio: Alan Sparhawk - With Trampled By Turtles
Fratello più "convenzionale" e vicino allo stile Low rispetto all'elettronico White Roses, My God del 2024, colmo di momenti catartici per chi lo ha fatto e per chi lo ascolta. Dal vivo poi, la combinazione del materiale dei due album è micidiale e lo sciamano Sparhawk inarrestabile.

4 luglio: Jonathan Richman - Only Frozen Sky Anyway
Quando meno me lo aspettavo, Jojo ha sfornato un discone. Intendiamoci, perlomeno per i fans - ma non è poco. Canzoni sul trapasso (!), elogi agli underdog, purezza, naiveté e un pezzo in dialetto sardo dedicato ad un piccolo pipistrello. Onestamente, non si può desiderare di più.

11 luglio: Wet Leg - Moisturizer
Dopo l'exploit di Chaise longue era facile ipotizzare un destino da one-hit-wonder, invece le mattacchione se ne sono venute fuori con un lavoro che cresce con gli ascolti. Indie quanto basta, rumoroso quanto basta, perfetto per fare baracca. Imperdonabile l'annullamento del concerto di Cesena. Canaglie!!!

1 agosto: The New Eves - The New Eve Is Rising
Qua, la tematica sulle streghe rimasta sottotraccia per tutti questi dodici mesi viene allo scoperto in una esplosione di rimandi Velvet-Patti Smith-Slits con una buona dose di freakerie english folk. Per restare in tema: non una tazza di the per chiunque, ma a me il the piace e quindi tutti via a correre mezzi ignudi per i boschi!

8 agosto: Westside Cowboy - This Better Be Something Great EP
Sempre UK, con una spruzzata di alternative all'americana e un'energia mica da ridere. Trasudano passione, sono giovani e se c'è giustizia combineranno qualcosa anche negli anni a venire.

26 settembre: The Cords - The Cords
Di queste due sorelline scozzesi ho già scritto qualcosa di recente. Ho sempre su il loro album, mi hanno fatto venir voglia di andare a vederle suonare dalle loro parti per capire cosa mettono nell'acqua a Greenock, mi hanno spinto a conoscere meglio il movimento twee/jangle/comesichiama facendomi scoprire con quarant'anni di ritardo una delle mie band preferite di sempre (Talulah Gosh) e hanno scritto un pezzo sulla rasatura del loro cane Bo. Credo non ci sia nient'altro da aggiungere.

Buon 2026 e buon lavoro a tutte le streghe, mi sa che ce ne sarà ancora parecchio bisogno.


domenica 28 dicembre 2025

Sotto sotto sottofondo

L'ennesimo inizio della fine dei Jean Fabry comincia con un bel revival in quel del Circolo Arci Bunker di San Matteo Della Decima (BO), già testimone di passate scorribande: un concerto carico a balestra dei Capra & Cavoli, culminato in una commovente Gelati degli Skiantos cantata da tutti quanti i presenti. Dopodiché, una successiva serata di beneficenza al Teatro Comunale di Russi ci ha consentito di registrare un album live (!) con la partecipazione di Giulio e tanta incoscienza: classici rimaneggiati e l'inedito Sotto sotto sottofondo, ispirato alla resilienza dei mammiferi al tempo dei dinosauri, con chiaro riferimento agli attuali tempi oscuri popolati da protagonisti tronfi e megalomani, dei quali si attende con pazienza la naturale estinzione. Dopo un altro giro di valzer per i Capra & Cavoli alla Madona Di Garzon a Conselice (RA), un paio di performance in acustico: la prima a Traversara ad un benefit per l'alluvione organizzato dalla benemerita Scuola Arti e Mestieri di Lucia Baldini e Margherita Tedaldi (e qua non ci siamo negati nulla, sconfinando a più riprese nel situazionismo di campagna che ci piace tanto), poi più o meno stesso copione alla mostra Libri quasi mai mai visti di Gianni Zauli: in questo caso, trovandoci all'aperto nel prato antistante lo storico Palazzo San Giacomo di Russi sarebbe stato indicato uno straccio di amplificazione ma il nostro innato guittismo ha partorito un'esibizione strillata al limite delle nostre possibilità fisiche, con tanto di bis "storici" richiesti dagli altrettanto storici fans. A fine anno, sorprendente coinvolgimento come intermezzo musicale in una kermesse dialettale organizzata dalla Pro Loco di Russi, durante la quale io e Giulio ci siamo presentati con l'ennesimo alias: Selt ad semia. Buon riscontro e - chissà - probabile seguito.
Nel mezzo di tutto ciò:
1) il proseguimento del lavoro sul documentario Stogirando1po
2) l'assemblaggio di materiale audio d'epoca per due raccolte di prossima pubblicazione (la dialettale Te c'sa dit? e il volume 3 dei Raschiatori di barili)
3) il tentativo sempre più velleitario di una (ultima?) produzione al Dunastudio con organizzazione al risparmio: tracce registrate a domicilio e inviate online per i mix fidandosi - giustamente - di Duna e del suo giovane staff.