martedì 18 novembre 2025

Pensa te

Attenzione: contiene pessimismo

A volte, dall'interno della mia bolla di musica-cinema-letture-eccetera, è facile che io perda il senso della realtà. Poi mi risveglio e mi rendo conto che il mondo non è proprio esattamente come mi pareva che fosse. Esiste un diffuso senso di disprezzo nei confronti della cultura, dell'istruzione e delle discipline educative. L'istituzione scolastica viene vista come una sadica coercizione esercitata da una serie di fannulloni raccomandati e il mondo delle arti è spesso considerato un covo di debosciati incapaci, mantenuti dagli enti pubblici in un groviglio di amicizie e favoritismi. Esagero con le paranoie? Ho paura di no. Lo si percepisce attingendo - ahimè - alle cosiddette fonti di comunicazione: i social, quel poco che resta di internet e la buona vecchia pattumiera chiamata tv. E lo si nota ovviamente anche per strada, nelle conversazioni con i conoscenti o con i perfetti sconosciuti. Quando va bene, ad emergere è come minimo una palpabile diffidenza nei confronti di categorie umane più o meno immaginarie: in primis "gli statali", il classico "gli extracomunitari" e in generale "quelli che non hanno voglia di lavorare". Sarà il mio consueto attacco di misantropia snob, boh. Ho recentemente partecipato a manifestazioni ed eventi atti alla sensibilizzazione sul mancato rispetto dei più elementari diritti civili e ho trovato 1) i soliti quattro gatti già fin troppo sensibilizzati, 2) qualche imbucato con tanto bisogno di avere un nemico per sfogarsi e 3) una grande massa di individui singolarmente impotenti (tipo me), presenti "nel mucchio" per sentirsi più o meno consciamente parte di qualcosa di migliorativo, positivo, costruttivo. Non ci sarebbe niente di male, tra l'altro, ma la percezione è che tutto questo non serva poi a un gran che, dato che alle parole non seguono i fatti anche perchè spesso chi potrebbe fare qualcosa (i poteri forti!) è vittima degli stessi pregiudizi del popolo bue. Popolo bue, va detto, che ha provveduto ad eleggere democraticamente i suoi rappresentanti ad immagine e somiglianza e anche questa sarebbe comunque una delle poche cose positive, non foss'altro che oramai a votare ci va la minoranza degli aventi diritto, facendo rivoltare nella tomba chi ha dato il sangue per bazzecole tipo il suffragio universale. Chi vota lo fa "contro" qualcuno o qualcosa e sovente è guidato dalla paura: paura di perdere ciò che si ha, ciò che si è ottenuto lecitamente o meno, ciò che si merita per diritto divino. In mezzo a tutto questo ci sono poi i malvagi patologici, che hanno bisogno di facili prede da maltrattare: questi ultimi andrebbero presi in carico dal servizio sanitario, ma non so se ho voglia di aprire un'altra voragine di negatività (in questo caso purtroppo qualche pregiudizio ce l'ho pure io). A questo punto mi chiedo: era meglio restare nelle caverne a prenderci a mazzate? L'evoluzione è una malattia? La conoscenza, la curiosità e lo studio sono dei reati? Avere scoperto che la terra è rotonda è stato inutile? Come? E' piatta? Ah già, scusate, devo essermi confuso. Tutto questo pensare mi dà fastidio.

giovedì 6 novembre 2025

The sound of young Scotland (letteralmente)


 Ricordo che negli anni ottanta era normale prendere bonariamente in giro i musicofili più "anziani" per il loro attaccamento agli artisti della loro generazione: secondo loro la musica buona era quella là e la contemporaneità valeva ben poco. Nonostante il periodo a cui si riferivano fosse nientemeno che quello degli anni sessanta e settanta, vale a dire l'età dell'oro per il rock e il pop, era chiaramente una visione "affettiva" e nostalgica della musica e ad ogni modo non c'era proprio nulla di male. Oggi le cose sono un filino cambiate, con gli algoritmi, le nicchie, eccetera. Esistono ancora fenomeni generazionali ma non sempre sono la maggioranza. Capita quindi che Tyler Hyde dei Black Country, New Road chieda innocentemente al pubblico quanti conoscano i Big Star e alziamo la mano tipo in tre. Capita che Olivia Rodrigo canti assieme a Robert Smith e a David Byrne, gente che ha iniziato circa cinquant'anni fa (è come se i Beatles ai loro tempi avessero suonato con musicisti della prima guerra mondiale). E poi capita che io ascolti The Cords. Sono due sorelle zona Glasgow, potrebbero essere mie nipoti (nel senso proprio di nonno, non di zio) e fanno una roba voce-chitarra-batteria con un tiro pazzesco che potrebbe ricordare i Ramones acustici, i Cure di Boys don't cry, gli Smiths e ovviamente tutto il giro jangle-pop scozzese anni ottanta di etichette come la Postcard Records, il cui motto era "The sound of young Scotland". Io mi diverto tantissimo, ma poi mi chiedo: ma che senso ha ascoltare questa cosa nel 2025? Senza vergogna, mi dò una risposta semplice semplice: ha senso proprio perchè mi diverto. Chi se ne frega dell'età o del genere, progetti come questi vanno dritti all'essenza della musica popolare: far sì che l'ascoltatore si identifichi e che muova il culo. Come faccio ad identificarmi? Ovviamente, per motivi perlomeno anagrafici, spesso non mi identifico con chi suona ma piuttosto con quello che esprime. E sono a posto così. Dovrei ascoltare - con tutto il rispetto - i Foo Fighters o i Coldplay? La canzone preferita di John Peel era Teenage kicks degli Undertones, trattato mignon su quel momento della vita chiamato adolescenza che in realtà non finisce mai, perchè si continua sempre a sbagliare, ad imparare e a scoprire cose inaspettate. Poi, è chiaro: la vecchiaia esiste e vuole il suo avere, ma spesso sono proprio i giovani a mostrarci la via e non bisogna fare i soliti vecchi caproni, basta ascoltare e non dare niente per scontato. Comunque, tornando a The Cords, non mi pare proprio che siano mosse da un intento intellettualoide o retromaniaco: si sente che ci credono e quando nominano i loro punti di riferimento sono sicuramente sincere perchè più che altro si tratta di vecchie e nuove band della loro zona, con successo limitato o pressoché nullo. Chissà quanti ce ne sono, di gruppi così. Poi è chiaro che emergono quelli con la miglior capacità promozionale o - addirittura! - quelli più dotati. Ha sempre funzionato così e tuttora vige questo meccanismo, magari per periodi di tempo più limitati vista la paradossale mole di proposte rispetto alla ricettività del mercato. Tutto questo sermone per arrivare a dire che inaspettatamente, certi suoni sono ancora vivi e vegeti: in fin dei conti forse è tutta folk music, ce l'abbiamo sottopelle dai tempi dei tempi e quando c'è bisogno per fortuna salta fuori.