venerdì 31 luglio 2026

Voglio essere libera

Ok, a questo punto per me il 2025 è diventato ufficialmente "L'anno dei dischi da recuperare". Stavolta tocca a Giulia Mei, banalmente definita come pianista-cantautrice-palermitana-che-ha-fatto-x-factor e invece a me risulta una grande artista fuori da ogni stereotipo, soprattutto dopo che ho sentito il disco dello scorso anno "Io della musica non ci ho capito niente". Il singolo-manifesto "Bandiera" ha avuto una una certa risonanza sicuramente  anche grazie al tormentone "della mia fica farò una bandiera che brillerà nella notte nera" e, al netto del fatto che siamo tutti un branco di bimbi dell'asilo attirati dalle cosiddette "parolacce", forse è proprio ora di crescere e prenderci uno straccio di responsabilità: come La Niña con "Figlia d' 'a tempesta" anche "Bandiera" non è certo un motivetto modaiol-femminista bensì una vera e propria chiamata alle armi. Siamo tutti indietro, molto indietro, noi maschi ancora più indietro e tutto fa brodo per ricordarcelo. Ad ogni modo, Giulia Mei non è una agit-prop (anche se non vedo l'ora che esca il pezzo inedito Papessa Nera) ma una che scrive ottime canzoni (su quello che c'è dentro e quello che c'è fuori) e che soprattutto vuole essere libera. Libera di scuoterci (dentro e fuori) facendo ricorso anche ad ampi stralci tecno-ambient-tunza-tunza che manco ad un happy hour al Bagno -stabilimento balneare a caso- in luglio. Proprio in luglio, invece, io l'ho vista dal vivo in quel di Jesi con la sua band composta da Dario Marchetti alla superbatteria e dal funambolico Vezeve a tastiere e beatbox: esibizione fulminante e da tenere in serbo per quei momenti in cui mi salta in testa che nella musica di oggi nessuno abbia più coraggio.

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