A conferma di ciò che ho sempre pensato - cioè che non si esce vivi dal 2025 - ho scoperto tardivamente l'ennesimo disco dell'anno (scorso): Phonetics On And On delle Horsegirl. Alè, via con il succinto (insomma) spiegone.
Intanto, va detto che le ho scovate perchè apriranno per i Black Country, New Road e la cosa mi ha incuriosito - le nicchie funzionano così, si sa. Sono tre giovani ragazze di Chicago e questo è il loro secondo album. A proposito: sì, lo so, nonostante non mi affidi a nessun algoritmo ultimamente ascolto quasi solo giovani soliste o band al femminile: giuro che non lo faccio apposta, forse i maschietti hanno altri interessi o non suonano roba interessante - boh. Me ne frega qualcosa? NO.
Va beh. Si parte secchi con Where'd you go, una roba tipo Roadrunner di Jonathan Richman (cioè due accordi e un suono alla Velvet del terzo disco) e io sono già a posto. Il brano mostra la via per il resto dell'opera: pezzi minimali ma perfetti nella loro apparente semplicità, testi in cui le parole sono spesso sostituite da coretti sussurrati o semplici da-da-da-da, strumenti "usati" e non solo "suonati", canzoni che entrano in testa e ci rimangono, forti di quella universale malinconica eccentricità indie che tanti cuori ha conquistato. L'esempio più calzante è il singolo Julie: testo ermetico che rivendica il diritto di fare errori, drone di tastiera da rito religioso pagano, arzigogoli di chitarra apparentemente buona-la-prima. Ah, come mi piacerebbe essere ancora giovane per godermi appieno una canzone così, approfittando del famigerato spleen dei vent'anni (esiste, lo so). Gironzolando poi fra le tracce, si scoprono anche la filastrocca surreale 2468 (con un bell'incipit di violino stonato che ad un certo punto uno si rende conto che è la cosa giusta al posto giusto), la cavalcata chitarristica Switch off, il folk urbano di Frontrunner, eccetera, eccetera.
Ho recuperato anche il primo album (presenti addirittura gli ex Sonic Youth Ranaldo e Shelley), chiaramente ispirato all'indie chitarristico dei novanta. Queste lo hanno inciso mentre facevano le superiori e in quel periodo hanno pubblicato pure una cover dei Minutemen. Ma cosa succede a questa gioventù? Come mai non ascoltano Bad Bunny come i loro coetanei? Scherzo, viva Bad Bunny.
Comunque, torniamo a bomba, cioè al secondo disco. Beh, il cambiamento è notevole - e in senso positivo, almeno per me. Più coraggiose, meno derivative, hanno trovato il loro linguaggio senza tanti effetti nostalgia e, come mille altri prima di loro, lo stanno usando per comunicare qualcosa di importante. Abbiamo così tanti errori da fare.


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