sabato 6 marzo 2021

Un theremin a Sanremo

Sanremo è sempre stato IL NEMICO e sarà sempre IL NEMICO. Punto. Anzi: non solo è IL NEMICO, ma ha pure vinto la guerra e sempre la vincerà. Una volta raggiunta questa amara consapevolezza che si fa? Ci si abitua, ci si adatta, si tengono comunque vigili quei due-tre anticorpi per avere l'illusione che un giorno le cose cambieranno e poi basta. Detto questo, nell'anno 2021 si continua ad esercitare lo sport preferito dei suonatori-artistoidi-alternativi-snob: si guarda Sanremo (fino ad una cert'ora, non esageriamo col masochismo) e lo si critica, dimenticando all'istante i malinconici e imbarazzanti tentativi di normalizzare la pandemia e godendo (poco) di quei rari momenti involontariamente importanti. E' stato possibile assistere, durante la cosiddetta "serata delle cover" a ben due pezzi firmati Ferretti e soprattutto alla formidabile performance dei miei compaesani Extraliscio. Oh, sia chiaro, li ho sempre invidiati sentendomi ogni tanto un cugino di decimo grado: dai tempi dei CCCP di Valium Tavor Serenase, con il suo omaggio-sberleffo a Romagna mia, il liscio ha sempre esercitato su tanti di noi un fascino enorme, una sorta di attrazione-repulsione. Anche i Jean Fabry nel loro piccolissimo hanno marginalmente marcato quel territorio con vari valzer e un vecchio spettacolo con Radio NK (Linguaza) ma io, da buon suonatore-artistoide-eccetera, mi son sempre svincolato dall'abbraccio mortale con la balera. Dato che suonare non è il mio lavoro, mi è sempre piaciuto tenere aperte le porte del zavaglio e della bizzarria perchè come terapia (questo è) funziona. Ma perchè parlo di cose mie come fossero patrimonio dell'umanità? Torniamo agli Extraliscio, va là, che a scanso di equivoci a Sanremo sono stati fantastici perchè hanno spaccato ben più dei numerosi giovani trapper o presunti tali (ah, comunque: la seconda cosa migliore del festival), si son divertiti facendo divertire almeno chi aveva capito cosa stava succedendo e poi, insomma, avevano il theremin.

lunedì 15 febbraio 2021

It's Black Country out there

Ultimamente non ho più tanta voglia di scrivere sul blog, forse perchè ho trovato delle altre terapie (tipo fare dei solitari o guardare il basket in tv), questa però bisogna che la scriva: ho fatto un sogno strano, cioè più strano degli altri e forse non era neanche proprio un sogno ma insomma va beh ci siamo capiti stop. Insomma, c'è questo gruppo, nel senso di ensemble musicale, dal nome Black country, New Road. Sono un mucchio di inglesi (sette) e fanno una musica che ha tutta l'apparenza del post-rock anni novanta (Slint, Tortoise) con una spruzzata di klezmer. Già questo sembra abbastanza assurdo, ma c'è di più: il cantante (pardon: la voce) è un incrocio fra Scott Walker/Nick Cave e io ci sento anche un filo di David Thomas (guarda un po'), la bassista è la figlia di Karl Hyde degli Underworld (che non vuole dire niente ma qualcosa significa), la tastierista usa un synth Korg alla-vecchi-tempi, c'è spazio per violino, sax free, chitarre distorte e batteria molto geometrica e, invece di essere pallosi, son bravi e trascinanti (almeno per i miei gusti, ovviamente). La cosa più sconvolgente, però è un'altra: sono GIOVANI. E non solo sono giovani, ma si presentano anche abbastanza poco ribelli e dall'aspetto ordinario. Questo sogno mi ha fatto uno strano effetto distopico: è come se i vari piani spazio-temporali si fossero mischiati e fosse normale, giusto e importante che dei ragazzi nel pieno della loro gioventù si dedicassero ad esperienze come queste. Sarebbe bello.

Black Country, New Road - For the first time (Ninja Tune, 2021)

mercoledì 30 dicembre 2020

20X2020

 

(dalla a alla z)

Fiona Apple - Fetch The Bolt Cutters
Phoebe Bridgers - Punisher / Copycat Killer
The Dream Syndicate - The Universe Inside
Bob Dylan - Rough and Rowdy Ways
Fontaines D.C. - A Hero's Death
Aoife Nessa Frances - Land of No Junction
IDLES - Ultra Mono
Juniore - Un, Deux, Trois
Paul McCartney - McCartney III
Bob Mould - Blue Hearts
Billy Nomates - Billy Nomates
Porridge Radio - Every Bad
Gwenifer Raymond - Strange Lights Over Garth Mountain
Run The Jewels - RTJ4
This Is The Kit - Off Off On
Throwing Muses - Sun Racket
Tricky - Fall To Pieces
Wire - Mind Hive / 10:20
X - Alphabetland
Yo Yo Mundi - La rivoluzione del battito di ciglia

venerdì 20 novembre 2020

Come fare un disco partendo dalla copertina


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per una volta ricordo tutto benissimo. Il ventiquattro maggio, in pieno lockdown, Zini mi mandò la copertina di un album inesistente dei Jean Fabry: il titolo era "Senile" e l'immagine mostrava il dettaglio di un catetere vescicale. Dato che questo giochetto non era una novità, ho preso la palla al balzo e ho scritto il testo della canzone omonima utilizzando un elementare giro musicale fresco fresco di quei giorni primaverili. Gliel'ho mandata per sapere cosa ne pensava, gli ha fatto schifo e quindi, prendendolo come un complimento, ho immediatamente proceduto a progettare un ep assieme a Marlo e Pappi. Ci siamo trovati qualche volta in estate (nel rispetto delle procedure anti Covid-19) per arrangiare i pezzi, qualcuno lo abbiamo anche suonato dal vivo e in autunno siamo passati all'azione. Prenotato il Dunastudio, con una serie veloce di sessioni di registrazione (nel rispetto delle procedure anti Covid-19) è saltato fuori l'album da abbinare alla copertina. Perchè parlo di queste cose? Ma perchè è stato tutto molto divertente e continuo a consigliare a tutti attività di questo tipo. Fate degli album partendo dalla copertina! Metteteli online e fateli ascoltare a quattro (forse cinque) persone! Esprimetevi! Rispettate le procedure anti Covid-19! Ma rendiamo ancora più inutile questo post scendendo nel dettaglio: concept sull'età non più verde composto da sei pezzi, partendo dalla titletrack di cui sopra, passando all'obbligato pezzo sulla pandemia ("Almeno"), poi alla ecologico-intimistica "Riciclami", a "Cercalo" (accorata esortazione a non smettere di fantasticare) e agli ultimi due pezzi, che necessitano di un approfondimento. Il primo è "ginopaoli" (attaccato e tutto minuscolo, che va di moda), una composizione -ehm- rap che ha preso la sua forma definitiva in studio grazie alla lucida follia di Alessio Ruscelli al mixer. La mia velleitaria intenzione era quella di parlare di parole-da-non-prendere-alla-lettera (nella mia zucca non ho mai separato testo e musica di una canzone e mai lo farò) e ho sparato alcune corbellerie in rima (ammazza che flow!). A livello sonoro, nel frullatore ci sono andati: un campione di chitarra (mia), la consueta drum machine, un flauto a coulisse (il sindaco Molinari), un basso synth tipo "Once in a lifetime" (Pappi) e le robe di Marlo (tubofono, armonica dub, animali in scatola, bicchiere telescopico e un coso che fa "ping!"). L'ultimo brano dell'ep è la vecchia "Quant ridar", scheggia romagnola che si fa beffe della morte e anzi profetizza un sacco di risate nell'aldilà, come contraltare alla miserrima esistenza terrena. Molinari la canta spesso nelle sue esibizioni e quindi ha arricchito la performance con risate e cembali. Alla fine, Zini non ha potuto che constatare la conclusione del progetto e caricare sul sito il prodotto finito (nel rispetto delle procedure anti Covid-19).

JEAN FABRY

SENILE

1. Senile 2. Almeno 3. Riciclami 4. Cercalo 5. ginopaoli 6. Quant ridar

Antonio Baruzzi: voce, chitarra
Davide "Marlowe" Bassi: voce, richiami (1, 5), tubofono (5), armonica (5), animali (5),  bicchiere telescopico (5)
Claudio Molinari: guitalele (4), guiro grande e piccolo (4), cembali (4, 6), flauto a coulisse (5), voce (6)
Paolo Pappi: tastiere

realizzato da Alessio Ruscelli e Andrea Scardovi
al Dunastudio di Russi (RA) nel novembre 2020

Grafica: Daniele Zini

Free download su http://www.jeanfabry.net

E più precisamente qui http://www.jeanfabry.net/audio/RS011_Senile.zip
 

 


martedì 17 novembre 2020

Il test

Alla fine della fiera, fra tutte le teorie sul Covid-19, quella più plausibile mi sembra quella che sia tutto un test somministratoci dagli alieni per valutare il nostro livello di civiltà. Il risultato del test è sotto gli occhi di tutti: discendiamo dalle scimmie ma in generale le scimmie e tutti gli altri animali sono mooolto meglio di noi, dato il miserevole spettacolo che stiamo mettendo in scena giorno dopo giorno. Sicuramente sta emergendo quello che NON siamo:
- NON siamo razionali
- NON siamo istruiti
- NON siamo solidali
- NON siamo in grado
Va a finire che è vera la vecchia storia "solo i più stronzi sopravvivono" e il resto son solo favole per mandrie di pecore da dare in pasto ai lupi. Occhio però che, come ci insegna il buon David Attenborough, al mondo servono sia i lupi che le pecore. Si chiama e-qui-li-brio, una roba che la ggente pare aver gettato via fra un post e l'altro.
Lo dico? Lo dico che è assurdo che ci siano le ****** chiuse e le ************ aperte? O i ****** chiusi e le ****** aperte? Qua è tutta una lobby, alcune pericolose e altre ridicole ma tutte in grado di farsi sentire e scuotere il potere politico dalle fondamenta, tanto che, per accontentare tutti, si perde il senso della realtà. Io parlo, parlo, ma son pieno di dubbi, e se devo proprio essere proattivo, mi limito a ricordare con nostalgia quando prendevamo in giro i giapponesi perchè portavano le mascherine. Tranquilli, una volta finito di accoltellarci per decidere come passare Natale o Capodanno torneremo presto a prendere in giro il malcapitato di turno credendoci superiori. Tanto ormai gli alieni hanno avuto la conferma di quello che sospettavano da tempo: siamo una razza sì pericolosa, ma solo per noi stessi. Al massimo potremmo essere utilizzati come schiavi di ultima categoria al largo dei bastioni di Orione.

domenica 25 ottobre 2020

Al Diavolo il Fascismo!

Germano Nicolini

Comandante Diavolo 1919 - 2020

giovedì 22 ottobre 2020

La fine è vicina


Pur trattandosi di un evento recente, ho già perso memoria di come diavolo mi sia imbattuto in Phoebe Bridgers. Oramai ci sto facendo il callo: la routine stress-stop-stress-stop mi distrae, mi fa combinare malestri, mi fa perdere il mio beneamato controllo (questo male non fa, ma senza esagerare), lascio in giro pezzi da tutte le parti e quando li ritrovo manco li riconosco. Phoebe Bridgers, dicevo: biondina americanissima con chitarra, tuta da scheletro e un che di - non so - Sufjan Stevens o Paul Simon o Big Star o comunque ci siamo capiti. Brava, belle canzoni emo-indie-folk (questa non me lo sono inventata, l'ho letta in giro e in effetti ci sta) e una lunga strada davanti a sè. Mi sta appassionando in questi tempacci attuali, soprattutto in virtù di un pezzo, l'ultimo del nuovo disco Punisher, che si chiama I know the end. Lo sta suonando nei vari live in streaming da casa o da posti deserti, non manca mai ed è l'ultimo anche nelle scalette. Se deve fare un pezzo solo, spesso fa quello. Ma cosa mi ha colpito  di questo pezzo? Innanzitutto l'anomalia di essere una piccola suite in tre movimenti: parte come le sue altre canzoni a cuore aperto, poi succede qualcosa di strano, diventa una giostra con un giro di accordi in crescendo semplice ma efficace nel creare il climax finale preannunciato dalle parole "the end is near", arrivano chitarre elettriche, fiati abbastanza apocalittici e soprattutto delle urla liberatorie a squarciagola che manco la buonanima di Kurt Cobain. Solitamente, concluso il pezzo, Phoebe Bridgers appare vocalmente piuttosto provata e ansimante ma sempre col suo sorrisone da chi sa bene come andarsi a casa. Potrebbe anche sembrare tutta una roba piuttosto velleitaria e gratuita, ma io invece (che ci casco facilmente) sono stato conquistato soprattutto dalla volontà di dare visibilità alla cosa, anche rischiando di disorientare i fans - diciamo così - meno inclini al situazionismo. Catarsi? Rito purificatorio? Esorcismo? Voglia di riprendersi la propria gioventù (per chi può) interrotta dal virus? Canzone-simbolo del 2020, direi.