mercoledì 30 dicembre 2020

20X2020

 

(dalla a alla z)

Fiona Apple - Fetch The Bolt Cutters
Phoebe Bridgers - Punisher / Copycat Killer
The Dream Syndicate - The Universe Inside
Bob Dylan - Rough and Rowdy Ways
Fontaines D.C. - A Hero's Death
Aoife Nessa Frances - Land of No Junction
IDLES - Ultra Mono
Juniore - Un, Deux, Trois
Paul McCartney - McCartney III
Bob Mould - Blue Hearts
Billy Nomates - Billy Nomates
Porridge Radio - Every Bad
Gwenifer Raymond - Strange Lights Over Garth Mountain
Run The Jewels - RTJ4
This Is The Kit - Off Off On
Throwing Muses - Sun Racket
Tricky - Fall To Pieces
Wire - Mind Hive / 10:20
X - Alphabetland
Yo Yo Mundi - La rivoluzione del battito di ciglia

venerdì 20 novembre 2020

Come fare un disco partendo dalla copertina


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per una volta ricordo tutto benissimo. Il ventiquattro maggio, in pieno lockdown, Zini mi mandò la copertina di un album inesistente dei Jean Fabry: il titolo era "Senile" e l'immagine mostrava il dettaglio di un catetere vescicale. Dato che questo giochetto non era una novità, ho preso la palla al balzo e ho scritto il testo della canzone omonima utilizzando un elementare giro musicale fresco fresco di quei giorni primaverili. Gliel'ho mandata per sapere cosa ne pensava, gli ha fatto schifo e quindi, prendendolo come un complimento, ho immediatamente proceduto a progettare un ep assieme a Marlo e Pappi. Ci siamo trovati qualche volta in estate (nel rispetto delle procedure anti Covid-19) per arrangiare i pezzi, qualcuno lo abbiamo anche suonato dal vivo e in autunno siamo passati all'azione. Prenotato il Dunastudio, con una serie veloce di sessioni di registrazione (nel rispetto delle procedure anti Covid-19) è saltato fuori l'album da abbinare alla copertina. Perchè parlo di queste cose? Ma perchè è stato tutto molto divertente e continuo a consigliare a tutti attività di questo tipo. Fate degli album partendo dalla copertina! Metteteli online e fateli ascoltare a quattro (forse cinque) persone! Esprimetevi! Rispettate le procedure anti Covid-19! Ma rendiamo ancora più inutile questo post scendendo nel dettaglio: concept sull'età non più verde composto da sei pezzi, partendo dalla titletrack di cui sopra, passando all'obbligato pezzo sulla pandemia ("Almeno"), poi alla ecologico-intimistica "Riciclami", a "Cercalo" (accorata esortazione a non smettere di fantasticare) e agli ultimi due pezzi, che necessitano di un approfondimento. Il primo è "ginopaoli" (attaccato e tutto minuscolo, che va di moda), una composizione -ehm- rap che ha preso la sua forma definitiva in studio grazie alla lucida follia di Alessio Ruscelli al mixer. La mia velleitaria intenzione era quella di parlare di parole-da-non-prendere-alla-lettera (nella mia zucca non ho mai separato testo e musica di una canzone e mai lo farò) e ho sparato alcune corbellerie in rima (ammazza che flow!). A livello sonoro, nel frullatore ci sono andati: un campione di chitarra (mia), la consueta drum machine, un flauto a coulisse (il sindaco Molinari), un basso synth tipo "Once in a lifetime" (Pappi) e le robe di Marlo (tubofono, armonica dub, animali in scatola, bicchiere telescopico e un coso che fa "ping!"). L'ultimo brano dell'ep è la vecchia "Quant ridar", scheggia romagnola che si fa beffe della morte e anzi profetizza un sacco di risate nell'aldilà, come contraltare alla miserrima esistenza terrena. Molinari la canta spesso nelle sue esibizioni e quindi ha arricchito la performance con risate e cembali. Alla fine, Zini non ha potuto che constatare la conclusione del progetto e caricare sul sito il prodotto finito (nel rispetto delle procedure anti Covid-19).

JEAN FABRY

SENILE

1. Senile 2. Almeno 3. Riciclami 4. Cercalo 5. ginopaoli 6. Quant ridar

Antonio Baruzzi: voce, chitarra
Davide "Marlowe" Bassi: voce, richiami (1, 5), tubofono (5), armonica (5), animali (5),  bicchiere telescopico (5)
Claudio Molinari: guitalele (4), guiro grande e piccolo (4), cembali (4, 6), flauto a coulisse (5), voce (6)
Paolo Pappi: tastiere

realizzato da Alessio Ruscelli e Andrea Scardovi
al Dunastudio di Russi (RA) nel novembre 2020

Grafica: Daniele Zini

Free download su http://www.jeanfabry.net

E più precisamente qui http://www.jeanfabry.net/audio/RS011_Senile.zip
 

 


martedì 17 novembre 2020

Il test

Alla fine della fiera, fra tutte le teorie sul Covid-19, quella più plausibile mi sembra quella che sia tutto un test somministratoci dagli alieni per valutare il nostro livello di civiltà. Il risultato del test è sotto gli occhi di tutti: discendiamo dalle scimmie ma in generale le scimmie e tutti gli altri animali sono mooolto meglio di noi, dato il miserevole spettacolo che stiamo mettendo in scena giorno dopo giorno. Sicuramente sta emergendo quello che NON siamo:
- NON siamo razionali
- NON siamo istruiti
- NON siamo solidali
- NON siamo in grado
Va a finire che è vera la vecchia storia "solo i più stronzi sopravvivono" e il resto son solo favole per mandrie di pecore da dare in pasto ai lupi. Occhio però che, come ci insegna il buon David Attenborough, al mondo servono sia i lupi che le pecore. Si chiama e-qui-li-brio, una roba che la ggente pare aver gettato via fra un post e l'altro.
Lo dico? Lo dico che è assurdo che ci siano le ****** chiuse e le ************ aperte? O i ****** chiusi e le ****** aperte? Qua è tutta una lobby, alcune pericolose e altre ridicole ma tutte in grado di farsi sentire e scuotere il potere politico dalle fondamenta, tanto che, per accontentare tutti, si perde il senso della realtà. Io parlo, parlo, ma son pieno di dubbi, e se devo proprio essere proattivo, mi limito a ricordare con nostalgia quando prendevamo in giro i giapponesi perchè portavano le mascherine. Tranquilli, una volta finito di accoltellarci per decidere come passare Natale o Capodanno torneremo presto a prendere in giro il malcapitato di turno credendoci superiori. Tanto ormai gli alieni hanno avuto la conferma di quello che sospettavano da tempo: siamo una razza sì pericolosa, ma solo per noi stessi. Al massimo potremmo essere utilizzati come schiavi di ultima categoria al largo dei bastioni di Orione.

domenica 25 ottobre 2020

Al Diavolo il Fascismo!

Germano Nicolini

Comandante Diavolo 1919 - 2020

giovedì 22 ottobre 2020

La fine è vicina


Pur trattandosi di un evento recente, ho già perso memoria di come diavolo mi sia imbattuto in Phoebe Bridgers. Oramai ci sto facendo il callo: la routine stress-stop-stress-stop mi distrae, mi fa combinare malestri, mi fa perdere il mio beneamato controllo (questo male non fa, ma senza esagerare), lascio in giro pezzi da tutte le parti e quando li ritrovo manco li riconosco. Phoebe Bridgers, dicevo: biondina americanissima con chitarra, tuta da scheletro e un che di - non so - Sufjan Stevens o Paul Simon o Big Star o comunque ci siamo capiti. Brava, belle canzoni emo-indie-folk (questa non me lo sono inventata, l'ho letta in giro e in effetti ci sta) e una lunga strada davanti a sè. Mi sta appassionando in questi tempacci attuali, soprattutto in virtù di un pezzo, l'ultimo del nuovo disco Punisher, che si chiama I know the end. Lo sta suonando nei vari live in streaming da casa o da posti deserti, non manca mai ed è l'ultimo anche nelle scalette. Se deve fare un pezzo solo, spesso fa quello. Ma cosa mi ha colpito  di questo pezzo? Innanzitutto l'anomalia di essere una piccola suite in tre movimenti: parte come le sue altre canzoni a cuore aperto, poi succede qualcosa di strano, diventa una giostra con un giro di accordi in crescendo semplice ma efficace nel creare il climax finale preannunciato dalle parole "the end is near", arrivano chitarre elettriche, fiati abbastanza apocalittici e soprattutto delle urla liberatorie a squarciagola che manco la buonanima di Kurt Cobain. Solitamente, concluso il pezzo, Phoebe Bridgers appare vocalmente piuttosto provata e ansimante ma sempre col suo sorrisone da chi sa bene come andarsi a casa. Potrebbe anche sembrare tutta una roba piuttosto velleitaria e gratuita, ma io invece (che ci casco facilmente) sono stato conquistato soprattutto dalla volontà di dare visibilità alla cosa, anche rischiando di disorientare i fans - diciamo così - meno inclini al situazionismo. Catarsi? Rito purificatorio? Esorcismo? Voglia di riprendersi la propria gioventù (per chi può) interrotta dal virus? Canzone-simbolo del 2020, direi.

domenica 13 settembre 2020

In bocca a Zio Lupo

 

Oltre ai dischi volanti e ai folletti esistono anche le macchine del tempo. Dico questo perchè altrimenti non sono in grado di spiegare nell'anno di disgrazia 2020 un concerto dei Capra & Cavoli, cioè i Jean Fabry versione "musica per bambini". La cosa è apparentemente avvenuta a Bagnacavallo in uno splendido pomeriggio di fine estate al locale orto botanico "Il giardino dei semplici", grazie a Margherita e a Verde Brillante. Sembra sia stato tutto molto divertente: io e Marlo abbiamo ridato vita a quel folle progetto di inizio anni dieci che ci aveva trasformati in una sorta di local heroes cantando canzoncine su camaleonti, pipistrelli, gatapozle e persino Zio Lupo. Il protagonista della fiaba romagnola inserita da Calvino nelle Fiabe italiane si è materializzato anche ieri grazie agli incongrui ululati del Marlo coinvolgendo gli astanti in un catartico rito collettivo. Chissà: magari l'invito a non prendere in giro Zio Lupo sensibilizzerà qualcuno a non sottovalutare il minuscolo animaletto che in questo triste periodo tiene in scacco il genere umano, rivelando tutti i nostri limiti e la fragilità del nostro tessuto sociale, mai come ora lacerato da interessi di parte, deresponsabilizzazioni e ridicole cacce all'untore. Domani in Italia riaprono le scuole, i luoghi dove si dovrebbe formare l'umanità del futuro, intrappolate fra (sacrosanti) protocolli sanitari e macchinose procedure burocratiche. In bocca a Zio Lupo a tutti, e che l'axolotl ce la mandi buona.

domenica 30 agosto 2020

Cercalo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si può essere equilibrati e corretti scrivendo un blog? Voglio dire, il narcisismo e l'onnipotenza sono l'essenza stessa dei social e del web in generale, quindi la cosa appare piuttosto contraddittoria. Però, dato che questo piccolo spazio ricopre per me un ruolo sia ricreativo che terapeutico (come la musica che ascolto e faccio, del resto), ci proverò per coerenza nel percorso di cura. Ogni anno dal 2010 i Jean Fabry vengono invitati dall'associazione Il Cerbero ad esibirsi al Festival Delle Arti di Cervia (per amicizia e reciproco apprezzamento delle personali attività) e neanche nell'anno della pandemia è stata fatta eccezione. Chiaramente l'impatto si è sentito eccome, ma tutto sommato la resistenza pare stia dando i suoi sudati frutti e, nonostante la fatica si faccia sentire anche per gli anni che non diminuiscono (primo concerto con gli occhiali: è l'inizio della fine) posso dire a mente fredda che ne è valsa la pena. Se ce la fate, fate cose come queste e starete meglio, davvero. L'argomento di quest'anno era la visionarietà di Fellini e ho ben pensato di iniziare con una squallida gag sull'equivoco Fellini / felini, perciò primo pezzo la vecchia e ingiustamente dimenticata Il nome giusto da dare ai gatti. Poi, vabbè, "classici", cover, roba nuova e il solito salvifico intervento del Sindaco Molinari (con nipote al seguito). In negativo: problemi tecnici col nostro ridicolo impianto (tutte le volte mi dico: mai più, service e fonico o niente), guazza sopra il livello di guardia (eravamo a ridosso del bellissimo ma umidissimo porto canale), solita guitteria a coprire malamente scivoloni dovuti alle prove evidentemente insufficienti e qualcos'altro che ho rimosso per pietà. In positivo: il tema di "8 e 1/2" eseguito da Molinari al kazax proprio a metà del nono pezzo in scaletta (forse solo noi potevamo avere il fegato), una catartica L'imperatore della piadina (forse dovremmo farla più spesso), Son la mondina son la sfruttata e Parallelo con la Rosanna Emmi (padrona di casa Cerbero con Francesca e Silvana) e l'omaggio a Zagor Camillas con la loro Banana bullone. I pezzi nuovi (che faranno parte del prossimo ep) sono stati l'immancabile canzone Covid (Almeno), un inno al riciclaggio materiale e spirituale (Riciclami) e Cercalo, utilizzata anche come titolo della serata. L'invocazione era atta al cercare "il fantastico nel quotidiano" (come facciamo da sempre), ma alla fine di tutto quanto ho capito che quello che va cercato insistentemente è il senso, in primis da me medesimo. Ho capito soprattutto che nonostante gli scazzi, le frustrazioni e l'apparente incomprensibilità di quello che io Pappi e Marlo offriamo agli astanti, quando questi ultimi ci comunicano di essersi divertiti si capisce l'importanza del nostro piccolo ruolo nell'universo.