lunedì 15 ottobre 2012
La cacca del camaleonte
Weekend da rockstar per i Capra & Cavoli. Sabato in quel di Nonantola (MO) (dove andavo da giovane, in pellegrinaggio al Vox Club) per festeggiare la riapertura della biblioteca danneggiata dal terremoto di primavera. Inutile dire che ci siamo molto divertiti, Giancarlo della Fonoteca è stato il nostro fonico d'eccezione ed è intervenuto anche il sindaco Molinari, in gran spolvero in vista delle elezioni. Siamo usciti di scena (o per meglio dire, di strada) sulle note de La canzone del tritone bagnata da un bel temporale autunnale. Abbiamo anche avuto l'ardire di proseguire l'happening all'interno della biblioteca (sezione ragazzi) grazie alla gentilezza di Maria Pia. Il giorno dopo, tappa al Magazzino del sale di Cervia (RA) in occasione della chiusura della mostra del Festival delle arti 2012. Anche qui sono successe cose mirabolanti: intanto abbiamo usufruito di una amplificazione a dir poco "vintage", poi Guido ha cantato per noi Cenere d'amore e Matteo ha suonato la T + I e fatto i cori sul Tritone. C'è stato spazio anche per le richieste: I pappi dei pioppi e Rotoballe (per la dott.ssa Francesca). Infine, la Sofi ha posto agli astanti la domanda fatidica: "Di che colore è la cacca del camaleonte?". Risposte varie ed eventuali.
giovedì 4 ottobre 2012
I have a dream
martedì 25 settembre 2012
I lost myself
Se mai dovessi sintetizzare la mia esperienza di concerti "rock" in un solo singolo evento, sceglierei sicuramente l'ultimo al quale ho assistito, i Radiohead a Firenze. Questo non tanto per il concerto in sè (peraltro molto bello) quanto per tutto il contorno, che esige oramai una quantità di passione troppo alta per le mie possibilità. Di live, piccoli o grandi, ne ho visti ormai parecchi e forse è giunto il momento di dedicarmi ad altro, evitando soprattutto eventi di tali dimensioni. Che senso ha comprare il biglietto dieci mesi prima? E stare in fila mezz'ora per una birra perdendosi l'inizio del concerto? E trovarsi pigiati come sardine a rimirare dei puntini laggiù in lontananza? E impiegare un'ora di cammino per lasciare il Prato delle cornacchie sotto i riflettori della Protezione Civile? Eccetera, eccetera. Il bello è che nonostante tutto mi sono persino divertito e ho avuto il mio bel momento singalong cantando a squarciagola "i lost myself, i lost myself, i lost myseeeeelf" che è l'equivalente mainstrindie di "io vagabondo che son io vagabondo che non sono altro". Comunque basta, dài. Molto meglio ascoltare in macchina l'ultimo dei Dinosaur Jr! O no?
sabato 8 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
Babbo, hai sbagliato
sabato 18 agosto 2012
Massa Finalese 11/08/2012
Assieme ad Altr'e20 e ad altri compagni di avventura abbiamo fatto un salto nelle zone emiliane colpite dal terremoto, dove si fatica quotidianamente per tornare al più presto alla normalità. Quest'ultima è senz'altro un concetto opinabile ma quando manca si sente!
venerdì 3 agosto 2012
Closer to fifty
Dài, va là, il revival degli Anni Novanta no, per favore. Io, che c'ero (e qualcosa ricordo) posso dire a ragion veduta (?) che nascevano già come revival di tutti i decenni precedenti messi assieme: il grunge dai Settanta, il britpop dai Sessanta, il post-rock dai... vabbè ci siamo capiti. Prendiamo uno dei gruppi cardine (che piaccia o no) dei Novanta, i Blur: paradossalmente erano "attuali" ai loro inizi, quando praticavano uno shoegaze poppettaro abbastanza alla moda. E poi? One step beyond! Nel loro momento commercialmente più critico volsero lo sguardo al passato e crearono una mitologia: i Kinks, gli Xtc, gli Specials, un po' di synthpop, un pizzico di Bowie e fu il successo, grazie anche ad un leader belloccio capace di scrivere canzoni memorabili e memorizzabili, il signor Damon Albarn. Nel breve volgere di qualche anno la nuova ondata britannica cambiò pelle, consegnando il mondo agli Oasis, una sorta di Ligabue albionici in grado di riempire gli stadi lasciando ai Blur le briciole. A quel punto, con un colpo da maestro, Albarn e soci si reinventarono più rumorosi e al contempo sperimentali, dando più spazio alla chitarra di Graham Coxon e a certi modernismi retrò dell'epoca. Imbroccarono qualche altro bel singolo e (ormai si può dire) alla lunga vinsero la guerra coi rivali, che ancora campano di rendita coi primi due dischi. Litigi interni portarono i Blur allo scioglimento, fino a quando furono anch'essi colpiti dal morbo della reunion: una prima volta qualche anno fa, poi una ricaduta nell'anno in corso con tanto di concertone in occasione delle Olimpiadi inglesi. In questi giorni hanno ripreso l'attività live, rompendo il ghiaccio dai microfoni della BBC con un paio di esibizioni sporche e imprecise ma vive e pulsanti come ai vecchi tempi. Insomma, si sarà capito: ero e sono un fan, e quando il testo di End of the century è cambiato da "closer to thirty" a "closer to fifty" mi sono un po' fischiate le orecchie. Woo hoo, indeed.
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