sabato 18 novembre 2023
Linguàza (o giù di lì)
martedì 24 ottobre 2023
Chiedi ai CCCP se non sai come si fa
Nella vita le cose cambiano. Con l'avanzare degli anni, le infinite possibilità della gioventù diminuiscono di giorno in giorno e quindi tocca rivedere le priorità, ottimizzare le energie, riformulare gli obiettivi. Bene: al netto di questo bel mucchio di ovvietà, mi trovo nella condizione di poter finalmente dire di avere visto dal vivo i CCCP. Questo significa almeno due cose: la prima è che devo essere grato a madre natura per avermi permesso di conseguire un risultato che era sfuggito al me stesso giovine, la seconda è che i CCCP ci sono ancora. In realtà, come tutte le espressioni culturali di una certa importanza, non se ne erano mai andati: sono sempre stati parte del discorso, dell'immaginario, di una seppur limitata condivisione collettiva. Ecco, proprio la relativa limitatezza della loro popolarità (sempre all'interno della cerchia di appassionati "alternativi", reduci dell'epoca, fans sfegatati) conferisce notevole rilevanza alla loro resurrezione in carne ed ossa, sia come protagonisti della mostra Felicitazioni! ai Chiostri di San Pietro (Reggio Emilia) sia come rianimatori del loro spettacolo visivo e sonoro al Teatro Valli (sempre Reggio - e dove se no?). Chissà che questa bella esposizione mediatica nell'era socialista - pardon, nell'era social - non allarghi la platea degli ammiratori. Il mio big bang personale fu quando nel cuore degli anni ottanta Pappi me li fece scoprire una sera in macchina: Mi ami?, Emilia Paranoica, Spara Jurij, Valium Tavor Serenase. Roba aliena al mio percorso di musicofilo volto soprattutto alla scoperta del mondo angloamericano, dal rock delle origini all'indie più recente. Però sottopelle i CCCP lavorarono a dovere, fino all'inevitabile epifania: un dì compresi che si poteva (e forse si doveva) fare anche DA NOI, non solo a Londra o New York. Dar vita ad un universo espressivo legato al proprio mondo reale e non solo qualcosa di importato, buono più che altro per essere mitizzato ma mai sperimentato in presa diretta. Questo portò alla nascita della nostra piccola esperienza creativa, quei Jean Fabry che come minimo sono stati "terapeutici" durante tutti questi lunghi anni. Col tempo ho capito il valore del focalizzarsi sulle realtà locali in quanto possibilità di interpretazione dell'esistente più vicino, siano esse musica, teatro, letteratura, arti figurative e via dicendo. In tutto questo il "successo" c'entra fino a un certo punto e se proprio di successo si volesse parlare, sarebbe il benvenuto quello in grado di trasmettere in modo efficace, mettere in relazione, stimolare curiosità, far desiderare conoscenza da poter spendere nella vita di tutti i giorni. Il mondo dei CCCP è al tempo stesso vastissimo e a chilometri zero: il megafono punk da periferia dell'impero (quale?), l'ambivalenza dell'Emilia signora/operaia e colta/popolare, il telegiornale pre-apocalittico con le guerre fuori e dentro di noi, la commedia dell'arte nelle discariche, la donna immagine e la donna che immagina. Non vanno idolatrati, i CCCP: semmai va valorizzato il loro lavoro e quello di tutti coloro che si sono spesi e si spendono quotidianamente seguendo coordinate similari (cantando canzoni o - chessò - costruendo mongolfiere) nella speranza di comprendere questo incomprensibile universo nel quale - apparentemente - esistiamo.
Reggio Emilia, 22 ottobre 2023 (foto Marlo)
domenica 8 ottobre 2023
Questa terra spalata
domenica 10 settembre 2023
Il vuoto, il nulla e il punk mentale
venerdì 18 agosto 2023
Seamus e i libri dimenticati
Ho visto pecore, mucche, erba. Ho visto il pozzo di San Patrizio. Ho visto Shane MacGowan, Christy Moore e la povera Sinéad sull'Irish Music Wall Of Fame. Ho visto la squadra di Dublino alzare la coppa di football gaelico. Ho visto un mucchio di italiani. Ho visto altre pecore. Ho visto un americano suonare le uilleann pipes. Alle scogliere di Moher ho visto una lepre irlandese, un suonatore di bodhran, del trifoglio e le scogliere di Moher. Ah, e l'Atlantico. E altre mucche. Ho visto il suolo lunare ma era il Burren. Ho visto Kilkenny dall'alto della St.Canice Tower dopo aver amabilmente discusso con un locale homeless nel mio inglese smonco. Ho visto suonare gli Shamròg e ho cantato The wild rover. Ho visto erba, mucche, pecore e gabbiani (non li avevo ancora menzionati i gabbiani?). Ho bevuto come tutti la birra con l'arpa per non fare troppo l'originale. Avrei voluto chiedere alla nostra guida Hugh (che lavorava da giovane per la radio di stato Rté) se aveva avuto a che fare con qualche storico musicista locale durante le sue trasmissioni. Non l'ho fatto perchè mi sto rammollendo. Ho imparato che il "perfect weather" è un'alternanza di pioggia e sereno con non più di venti gradi centigradi. Ho capito che, con tutte le disgrazie che hanno avuto, il minimo per gli irlandesi è vedere ogni tanto qualche leprecauno nei boschi. A proposito di leprecauni: uno di loro mi deve aver fatto un sortilegio riportandomi indietro nel tempo, perchè ad un certo punto mi son trovato dentro ad un negozio di dischi a comprare dei cd. Non contenti, abbiamo acquistato persino qualche libro, con i fogli di carta e le parole stampate. Tipo quelli (parecchi) che ci ha mostrato orgogliosamente il nostro host Seamus prima che ce ne andassimo, tutti dimenticati dagli ospiti durante la loro permanenza nel suo albergo a Dublino. Seamus ci ha tenuto a precisare "I don't read books" e in lontananza ho sentito le grida di dolore di Joyce, Wilde e Yeats. Ma erano solo gabbiani.
mercoledì 26 luglio 2023
Look at what we did together
venerdì 23 giugno 2023
Spalata
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