mercoledì 19 gennaio 2022

Insert coin

scena: pensierosa serata in abitazione romagnola al tempo del Covid

Chissà se è proprio vero che si cambia. Cioè: uno magari ci spera, no? Voglio dire, con tutte le cazzate che si fanno nella vita (più o meno volute) a me resta sempre accesa la fiammella della redenzione, del migliorarsi, dello sbagliare per imparare. Penso ad episodi non edificanti della mia esistenza e mi dico: dài, oramai non sei più quella persona, ogni tua singola cellula è nuova di pacca, restano solo ricordi di ricordi, una memoria revisionata al passo col tempo presente. Ma non è che sia questo il punto? Non è che si rimanga sempre uguali a se stessi, geneticamente portati a raggiungere le stesse destinazioni pur percorrendo strade di volta in volta differenti? Non è che siano gli scenari diversi a darci l'illusione della progressione? Non è che interpretiamo erroneamente il rallentamento cognitivo come una forma di maturità o addirittura di saggezza? Forse da vecchi si è in grado di insegnare qualcosa ai più giovani per una mera questione di esperienze pregresse: grazie al cielo poi dopo un po' non ci ascoltano più e si infilano per la loro strada, a vele spiegate verso i loro, di errori (che i nostri son roba pallosa già vista milioni di volte). Da giovani si pensa di riuscire a ribaltare il mondo e raddrizzare i torti, è naturale e biologico. Se uno guarda la storia nel suo complesso si possono facilmente notare una miriade di passi in avanti verso una società "migliore", ma tutto è relativo: magari per qualcuno certe conquiste sono aberrazioni e se fosse per lui... E poi, quale "storia"? Quella umana? Quella occidentale? Quella del progresso scientifico? Quella dei massacri in nome di inesistenti divinità o ben più concreti interessi economici? Ok, me ne sono accorto da solo: questo è pessimismo, è il solito bicchiere mezzo vuoto, è quello che è. Però.

scena: il giorno dopo, stessa abitazione romagnola al tempo del Covid

Improvvisamente, è tutto chiaro. E' bastata una partita a Phoenix. Cos'è Phoenix? E' uno sparatutto da sala giochi inizio anni ottanta ed è sempre stato il mio preferito, fin dalla musica iniziale (la malinconica "Romanza anonima" famosa come "Giochi proibiti", invece di una qualsiasi marcetta battagliera). Phoenix come Fenice, che muore e rinasce sempre come da eterno copione. Ecco dove siamo: dentro una partita a Phoenix, in cui ammazziamo, veniamo ammazzati, compiamo imprese eroiche, facciamo le immani cazzate di cui parlavo all'inizio, superiamo man mano i vari livelli solo per poi ricominciare da capo, con sfumature sempre diverse ma con lo stesso mostro alieno da affrontare ancora e ancora e ancora. Poteva andare molto peggio. Potevamo essere dentro Pac-Man.

giovedì 30 dicembre 2021

21X2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A-Z)

Courtney Barnett - Things Take Time, Take Time
Black Country, New road - For The First time
Phoebe Bridgers - That Funny Feeling (Bo Burnham Cover) (singolo)
Carmen Consoli - Volevo Fare La Rockstar
Coma_Cose - Nostralgia
Dinosaur Jr - Sweep It Into Space
Dry Cleaning - New Long Leg
Billie Eilish - Happier Than Ever
I'll Be Your Mirror: A Tribute to The Velvet Underground & Nico
Idles - Crawler
Low - Hey What
Madame - MADAME
Billy Nomates - Emergency Telephone EP
Sleaford Mods - Spare Ribs
Jorja Smith - Be Right Back EP
Snail Mail - Valentine
The Specials - Protest Songs 1924-2012
Sharon Van Etten & Angel Olsen - Like I Used To (singolo)
Wet Leg - Chaise Longue (singolo)
Wolf Alice - The Last Man On Earth (singolo)
Neil Young & Crazy Horse - Barn

domenica 26 dicembre 2021

2-3 salti di scimmia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      Il Romagnolo ci teneva a dimostrare sempre
un carattere forte e coraggioso; anche nella
miseria sapeva fare dell'umorismo e sapeva
trovare la battuta spiritosa: "I magneva di selt
ad semia" ...


tratto da "La ludla" n.20, aprile 2000

Caro diario (perchè è di questo che si tratta, seppur con l'aggiunta di quel pizzico di esibizionismo oramai cronico), tu sai che ogni tanto mi capita di assemblare delle canzoncine e che la maggior parte delle quali entra a far parte del repertorio del gruppo-bricolage Jean Fabry. Stavolta le cose sono andate diversamente e con l'aiuto di Duna ho fatto uscire tre pezzi da solo, con quella che il webmaster Zini ha definito la nuova "onanistica" formazione. Con la bestia Covid ancora in giro a fare danni, la difficoltà nel riuscire a lavorare con i miei due soci per un ennesimo progetto si è mostrata in tutta la sua evidenza e la voglia di produrre comunque qualcosa ha partorito il primo ep dei Salti di scimmia (cioè me, myself & I, anche se Duna si è rivelato fondamentale per dare un senso a questo ennesimo capriccio). Tecnicamente le registrazioni sono state effettuate in casa mia con mezzi di fortuna e poca perizia tecnica e una volta in studio i difetti sono stati trasformati in pregi (al mio orecchio, ovviamente) con un uso creativo della famigerata tecnologia. Ma perchè continuo a tener nota di cose come queste con tutto quello che succede nella vita? Boh, forse è proprio a causa di tutto quello che succede nella vita, o magari è una testimonianza un po' narcisistica che potrebbe però essere di aiuto ad altri malcapitati desiderosi di esprimersi e di comunicare con il resto dei bipedi (forse) senzienti. Qua il professionismo non c'entra niente e non me ne vogliano gli artisti veri che ci campano: questo è il torneo dei bar, dove tutti possono sentirsi eroi per un giorno o anche meno.
2-3 salti di scimmia è il primo pezzo, solita roba in levare con testo post-apocalittico; poi c'è S'la foss par me in dialetto romagnolo che affronta il tema della socialità (il che fa ridere perchè in Romagna si vive da sempre un'ambivalenza paradossale fra la rinomata accoglienza e l'essere strégn o spagogn = sdegnoso, serio, poco socievole); infine Càpita, canzone non-solo-natalizia ispirata ad una installazione faentina del Maestro Gorini. Alè, può bastare: in futuro arriveranno altri salti di scimmia, oltre ovviamente al ritorno dei Jean Fabry.

https://www.jeanfabry.net/audio/Salti%20di%20scimmia%20-%202-3%20salti%20di%20scimmia.zip

sabato 4 dicembre 2021

Excuse me (What?)

Ogni tanto mi torna la voglia (e, non si sa come, trovo pure il tempo) di scrivere due corbellerie e buttarle ai margini della grande rete, soprattutto quando succedono cose strane. Lungi da me abbracciare la moda del complottismo che tanto furore sta facendo nel globo terracqueo, però scusate: leggo su Blow Up di questo gruppo (Wet Leg) fondato da due ragazze dell'isola di Wight, che avrebbe sfornato la canzone dell'anno (Chaise Longue) e incuriosito, abbocco. Scopro che queste potrebbero essere le figlie dei Pixies e delle Breeders (sia in senso artistico che in senso anagrafico), hanno un tiro pazzesco ed effettivamente Chaise Longue è il pezzo dell'anno per distacco. Poi guardo i loro video e spuntano delle rotoballe (il mio storico guilty pleasure) e mi dico che vabbè dai è tutto uno scherzo preparato ai miei danni per farsi beffe di un povero vecchio. Ulteriore conferma il fatto che non riescono a stare serie e ridono sempre. 

Foto: Holly Whitaker

sabato 9 ottobre 2021

La catasta

E così, dopo aver preso coscienza della nostra precarietà come specie, ora si tratta di rimboccarci le maniche e continuare la nostra avventura su questo pianeta. Probabilmente - ahimè - si proseguirà con l'occupazione e lo sfruttamento di ogni risorsa disponibile (sia essa animale, vegetale o minerale) tanto al massimo poi c'è sempre Marte. Come? Nonostante la pandemia non abbiamo mai cessato di consumare? Davvero? E in realtà non abbiamo preso coscienza proprio di niente? Giura! Va beh, ho capito, è tutto nella mia testa come sempre. E' che a volte mi sembra quasi di avere negli anni imparato qualcosa, ma poi mi rendo conto che è solo un effetto della mezza età, del freno tirato, della prudenza, dei compromessi e soprattutto della MIA precarietà, altro che specie. Vedo con stanca rassegnazione i miei simili dividersi in nome sì della libertà come ai vecchi tempi, ma stavolta si tratta della libertà individuale e chi se ne frega degli altri: non c'è una visione di insieme, non c'è comunità, al massimo branco. Comunque questa è solo la voce di un vecchio da non ascoltare. I giovani sono la nostra unica speranza (e non i vecchi Jedi come diceva quella) e persino io riesco ad intravedere qualcosa in mezzo al fumo senza arrosto dei profili social. E' chiaro che io vedo quello che voglio vedere, cioè quello che farei io alla loro età e magari rimpiango di non aver fatto. Nonostante il mio materialismo senile, è tutta una faccenda di fede: io credo non sia giusto persistere con l'utilizzo indiscriminato dei carburanti fossili e penso sia ora di piantarla, anzi di piantarli: intendo gli alberi. Un po' quello che è stato fatto al Bosco Urbano di Conselice. E' uno splendido bosco coetaneo, cioè costituito da piante della stessa età. Il nostro piccolo progetto Capra & Cavoli è stato invitato ad esibirsi in loco per le famiglie partecipanti ad una iniziativa della Bassa Romagna. Io, Pappi e Marlo abbiamo suonato unplugged in mezzo a guazza, mosche, zanzare, sole autunnale e occasionali schiamazzi di qualche piumato abitante della zona. I piccoli umani intenti a fare le petite déjeneur sur l'herbe hanno ascoltato incuriositi le nostre bislacche storie di camaleonti, pipistrelli e gatapozle. Marlo si è anche trasformato in Zio Lupo infilandosi sul capo una testa di cartapesta e Pappi è riuscito ad arrivare in fondo alla scaletta con le pile delle tastiere ormai scariche ma ancora funzionanti. Esperienza surreale e, come accade ultimamente in queste occasioni, terapeutica. La nostra performance è avvenuta nei pressi di una catasta di legna, messa lì di proposito dai responsabili del parco per ovviare ad un inconveniente tipico dei boschi coetanei: la mancanza di vecchie piante ormai cadute a terra, rifugio di molte specie animali che vi trovano riparo e protezione, contribuendo al ciclo vitale dell'intero ecosistema come natura comanda. Forse il ruolo di noi attuali cinquantenni è proprio quello dell'utile catasta, in mezzo al giovane bosco che nel futuro diventerà una splendida e rigogliosa foresta che finalmente non avrà più bisogno di noi.

giovedì 1 luglio 2021

Quello che non c'è non si rompe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima domenica di giugno 2021. Una piazza romagnola vuota sotto il ciocco del sole. Quelli del service hanno avuto istruzioni sbagliate e si trovano NELL'ALTRA PIAZZA, sempre sotto il ciocco del sole. Chiarito l'equivoco, montano l'impianto nella prima piazza e inizio a fare due suoni. Esce uno dalla chiesa e dice "C'è la messa" e noi diciamo "Dobbiamo fare i suoni" e lui dice "C'è la messa" e noi smettiamo di fare i suoni. A questo punto, col mio bel cappellino arancione in testa, vado a vedere a che punto siamo con la parata. La parata parte, io satellito per un po' poi torno in piazza ad aspettarla, perchè la parata si concluderà con la canzoncina che ho scritto due anni fa per il Festival Della Curiosità di Russi (RA). Sono pronto. Fa sempre più caldo. Ecco che arrivano. Anzi, no. La Sabrina di NewTimeTV dice "Sono andati in là" e volge lo sguardo in là. Passa in moto il tipo della messa e ci fa segno che ora possiamo fare tutto il casino che vogliamo. La parata non arriva. La intravedo in fondo a una via ma loro svicolano e vanno da un'altra parte. Quando cominciano le allucinazioni arriva finalmente la parata e si sparge nella piazza sotto il ciocco del sole. Gli sbidonatori si posizionano dietro di me e riattaccano a sbidonare. Arriva anche Cima. Attacchiamo il pezzo. Quando tocca agli sbidonatori non prendono il nostro ritmo. Facciamo lostesso il pezzo, viene bene ugualmente. Vado a casa cotto.

foto Stefano Tedioli

Nel pomeriggio c'è Wikipoz, il talk show di Roberto Pozzi. Io faccio la spalla con la chitarra. C'è poca gente perchè sono tutti al mare. Ci divertiamo comunque e ho modo di vedere facce che non vedevo da un po'. Siccome c'è anche Savini che presenta il libro sul liscio, suono persino Simpatia di Raoul Casadei.

Di questa strana giornata mi porto a casa una frase che Pozzi ha sentito dire dal suo meccanico: quello che non c'è non si rompe. E' un aforisma attribuito ad Henry Ford, uno che comunque con le macchine qualcosina c'entrava. La bellezza di questa affermazione mi stordisce e vado a casa cotto e contento.

mercoledì 30 giugno 2021

Preferisco l'insalata


Da vent'anni e passa sono vegetariano, una di quelle minoranze che non vanno più di moda. Esserlo nella terra della brasula e della zuzéza non è facile, ma io sono a posto così e cerco di non rompere la balle a nessuno. Per una strana coincidenza, nel 2021 il tema del Festival Delle Arti di Cervia (a cui i Jean Fabry vengono annualmente invitati) era Frutta e verdura / Salute e natura, ergo si è rivelato automatico l'imbastimento di una serata denominata "Preferisco l'insalata", in modo tale da rendere omaggio anche al recentemente scomparso Franco Battiato. Assente Pappi, presenti il sottoscritto con Marlo e il sindaco Molinari. Poca gente (forse anche per la concomitante partita di calcio Italia-Austria) ma serata memorabile per i soliti motivi, tipo:
1) nonostante il nostro misero impianto di amplificazione e l'ancor più misera nostra abilità di "service", abbiamo (con ragionevole probabilità) beneficiato di alcuni aiuti sovrannaturali e, insomma, i suoni sono risultati dignitosi.
2) ho avuto la faccia tosta di cantare davanti a qualcuno Strawberry Fields Forever (probabilmente il mio pezzo preferito) e Banana Boat Song (probabilmente il primo pezzo che mi è entrato in testa, grazie alla passione di mio babbo per Harry Belafonte nei favolosi anni sessanta).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) ho avuto l'onore di ascoltare un nuovo micidiale parto di Molinari (Quarantena) e di accompagnarlo addirittura su Tutti Frutti, J'entends siffler le train e Et maintenant (su questa son sicuro che il vecchio Giovanni Fabbri era proprio lì con noi a proferire "Becaud, Becaud, Becaud")
4) dopo aver sconcertato gli astanti con la solita sana dose di punk mentale, abbiamo avuto il piacere di accontentare una fan di A message to you, Rudy e un fan degli Eugenio in Via Di Gioia, secondo il quale Dove si nasconde il camaleonte? starebbe a pennello nel repertorio del gruppo torinese.

Infine, l'insalata: ci si accorge dell'importanza di qualcuno quando smette di far parte del mondo dei vivi, ma niente e nessuno cancellerà le canzoni di Battiato e in particolare QUEL DISCO di quarant'anni fa che fece cantare e ballare anche chi non l'avrebbe mai detto, che nei primissimi secondi di Summer on a solitary beach mi farà sempre venire un brivido caldo ricordandomi l'estate (quella vera) e la sensazione che il futuro sarebbe, prima o poi, arrivato (ma senza fretta).

"A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata / a Vivaldi l'uva passa che mi dà più calorie"
Franco Battiato Bandiera bianca (1981)