Noi fanatici di musica alternativa siamo gente strana. A volte cerchiamo appositamente i gruppi più oscuri per poter avere un segreto da non condividere con nessuno, a volte invece seguiamo la massa e ci infatuiamo di quel che passa il convento, pur rimanendo nel nostro ambito "indie". Nei cosiddetti anni zero son successe tante belle cose, anche se la spinta innovativa dei decenni precedenti si è un po' affievolita. Una delle cose migliori è stata senza dubbio Sufjan Stevens, l'iperamericano autore del capolavoro indie-folk-pop Illinois. Dopo un paio d'anni di relativo silenzio e l'abbandono del progetto "un disco per ogni stato dell'unione", il nostro pare aver avuto un crollo nervoso durante la visione de Il fantastico Mr.Fox (del suo corrispettivo cinematografico, Wes Anderson) ed è tornato con un disco "normale" (All Delighted People) e con uno un po' meno (The Age Of Adz). Quest'ultimo ha provocato reazioni contrastanti, ed era da dire, essendo una specie di concept tecno-electro-pop sull'Apocalisse ispirato dalle opere di Royal Robertson, personaggio quantomeno "originale". Di primo acchito, i vocoder e i ritmi vintage dell'album mi hanno lasciato un po' perplesso, poi piano piano il valore dei pezzi e la qualità del lavoro me lo ha fatto rivalutare, fino a spingermi ad acquistare i biglietti per l'unica data italiana del tour, al teatro di Ferrara. Niente mi avrebbe però fatto presagire che razza di spettacolo avrei avuto la fortuna di vedere: una roba di una tale potenza da farmi quasi sragionare! A parte la scaletta, basata sull'ultimo lavoro ma con importanti recuperi dal passato più "traditional", è stata la coreografia a lasciarmi senza parole. Dopo un primo momento di straniamento, nel quale mi pareva di essere ad un concerto dei Genesis del 1973, sono stato rapito irrimediabilmente dalle astronavi, dalle tastiere, dai cori angelici e dalla potenza ritmica delle due batterie. E le acrobazie della corista? E l'assolo di sk-1? E le stelle filanti, le maschere e i palloni? Assolutamente fantastico. Siamo entrati con la nostra brava faccia da nerd e siamo usciti con un sorriso da bambini la mattina di natale. Grazie Sufjan, ben fatto. E lo Spritz al bar del teatro non era affatto malvagio.
venerdì 27 maggio 2011
All things go, all things go
Noi fanatici di musica alternativa siamo gente strana. A volte cerchiamo appositamente i gruppi più oscuri per poter avere un segreto da non condividere con nessuno, a volte invece seguiamo la massa e ci infatuiamo di quel che passa il convento, pur rimanendo nel nostro ambito "indie". Nei cosiddetti anni zero son successe tante belle cose, anche se la spinta innovativa dei decenni precedenti si è un po' affievolita. Una delle cose migliori è stata senza dubbio Sufjan Stevens, l'iperamericano autore del capolavoro indie-folk-pop Illinois. Dopo un paio d'anni di relativo silenzio e l'abbandono del progetto "un disco per ogni stato dell'unione", il nostro pare aver avuto un crollo nervoso durante la visione de Il fantastico Mr.Fox (del suo corrispettivo cinematografico, Wes Anderson) ed è tornato con un disco "normale" (All Delighted People) e con uno un po' meno (The Age Of Adz). Quest'ultimo ha provocato reazioni contrastanti, ed era da dire, essendo una specie di concept tecno-electro-pop sull'Apocalisse ispirato dalle opere di Royal Robertson, personaggio quantomeno "originale". Di primo acchito, i vocoder e i ritmi vintage dell'album mi hanno lasciato un po' perplesso, poi piano piano il valore dei pezzi e la qualità del lavoro me lo ha fatto rivalutare, fino a spingermi ad acquistare i biglietti per l'unica data italiana del tour, al teatro di Ferrara. Niente mi avrebbe però fatto presagire che razza di spettacolo avrei avuto la fortuna di vedere: una roba di una tale potenza da farmi quasi sragionare! A parte la scaletta, basata sull'ultimo lavoro ma con importanti recuperi dal passato più "traditional", è stata la coreografia a lasciarmi senza parole. Dopo un primo momento di straniamento, nel quale mi pareva di essere ad un concerto dei Genesis del 1973, sono stato rapito irrimediabilmente dalle astronavi, dalle tastiere, dai cori angelici e dalla potenza ritmica delle due batterie. E le acrobazie della corista? E l'assolo di sk-1? E le stelle filanti, le maschere e i palloni? Assolutamente fantastico. Siamo entrati con la nostra brava faccia da nerd e siamo usciti con un sorriso da bambini la mattina di natale. Grazie Sufjan, ben fatto. E lo Spritz al bar del teatro non era affatto malvagio.
domenica 22 maggio 2011
Qui lo fanno lo Spritz?
martedì 3 maggio 2011
CC / CP
domenica 1 maggio 2011
Ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale
Per uno come me, che il Primo Maggio è Natale (e il 25 Aprile è Pasqua, o viceversa, insomma ci siamo capiti) è stato come al solito tradizionale l'abbandonarsi passivamente (come fa la cosiddetta massa col panettone o la gita di pasquetta) al Concertone, il cosiddetto Sanremo Di Sinistra o giù di lì. Quel po' che ho visto quest'anno però (sarà che mi sono rincoglionito del tutto) mi ha trovato meno critico/cinico del solito: bella la celebrazione dell'Unità D'Italia, rinfrancante l'accoglienza ai vari musicanti più o meno impegnati/schierati, tutto sommato abbastanza onesta l'intera baracca. L'asso di briscola però son stati Dalla e De Gregori, che mi hanno fatto rivivere anni ed anni di greatest hits (che sì, va bene il punk, eccetera, ma insomma, dai) facendomi per un attimo aprire gli occhi su quello che è ANCHE stata la canzone italiana popolare e da radiolina. Il massimo è stato Disperato Erotico Stomp, con la citazione di Bonetti, che è uno che la storia l'ha fatta davvero e l'altra sera era lì al Socjale a fare i suoni ai Jean Fabry. Un po' mi sono vergognato, poi però mi è scappato da ridere. E Viva l'Italia.
venerdì 29 aprile 2011
Jean Fabry, storica band indipendente
Il ritorno dei Jean Fabry su di un palco dopo quasi sette mesi è stata la solita esperienza traumatica. A caldo mi sento di dire che tutto questo non ha più il benchè minimo senso ma (e forse proprio per) la sua totale estraneità da ogni cosa circostante la rende un'esperienza importante e, fondamentalmente, giusta. Tra i presenti al Teatro Socjale ho rivisto le consuete facce sbigottite, ho beccato due che uscendo canticchiavano Voglio scappare con il Circo Bidone e ho sentito uno dire "ne ho visto, di gente strana a suonare, ma questi...". Ecco, vorrei anch'io vedere della gente strana che suona. Vorrei vedere della gente strana in giro per la strada, nei supermercati, negli ospedali, dappertutto. Ma dovunque io volga lo sguardo vedo paura, chiusura, mimetismo. Forse vado poco in giro. Forse non vedo più lume. Forse ho un po' di ragnatele in testa. Boh. Staremo a vedere. Intanto i pappi dei pioppi, le trombette e i bidoni sono tornati a fare un po' di casino. Intanto.
sabato 23 aprile 2011
Ecce Homo
"La morte cerebrale è ancora vita.""Il Paradiso terrestre è esistito davvero."
"Le grandi catastrofi sono una voce paterna della bontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Le catastrofi sono i giusti castighi di Dio."
Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con delega per il settore delle scienze umane
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Prof. Brezzi, psicanalista: "È questo il vero dramma del darwinismo: non c'è nessuna consolazione."
Prof. Brezzi, psicanalista: "Ho letto la Bibbia, lì ci sono tutti i sintomi della depressione."
Cardinal Gregori: "E comunque anima e inconscio sono due cose separate."
Prof. Brezzi, psicanalista: "Vabbe’, mo’ vediamo."
Dal film di Nanni Moretti "Habemus Papam"
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"L'uomo è una bestia!"
Franco Bracardi
venerdì 8 aprile 2011
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